Una nuova unione monetaria

Comunque finisca la telenovela sul debito della Grecia l’unione monetaria ancorata all’Euro non sarà più come prima. L’intensità politica delle criticità poste dalla questione greca stanno mettendo alla prova non solo la tenuta dell’unione ma anche il suo buon funzionamento, presente e futuro.
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Da |lunedì, 22 giugno, 2015|Banche Centrali, Crisi Euro, Exit Strategy, Mercati|0 Commenti

Is the black swan flying in the sky?

Grecia, ancora Grecia. Il dilemma Grexit ha finito per monopolizzare l’attenzione dei mercati. […]

E i tassi ricominciano a salire…

Il dramma greco continua alimentando o semplicemente coprendo un altro evento forse più rilevante… il generalizzato aumento dei tassi sui titoli di stato. Così il decennale USA dal 1,65% di gennaio ora si muove nell’intorno di 2,35%; quello giapponese è passato da 0,2% a 0,45%-0,5%; il Gilt (UK) da 1,3% a 2% e infine il Bund, in pieno QE, si è mosso da 0.05% a 1%. Questo accade in un momento in cui numerose manovre ultra espansive a livello globale sono in corso o sono state appena varate. Quali le ragioni di una simile incongruenza?
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L’insostenibile leggerezza del QE

Tanta è stata la fiduciosa attesa per il Quantitative Easing (QE) in salsa europea da anticiparne quasi tutti i suoi effetti al momento del suo concretizzarsi? Dovrebbe essere questa una delle domande principali di chi segue i destini delle manovre ultra-espansive condotte dalle Banche Centrali (BC) sino ad oggi. Insieme naturalmente a: Se la Grecia fallisse veramente avrebbe un impatto relativamente marginale sui mercati finanziari?
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Compiacenza (Draghi dove sei?)

Il nostro silenzio era dovuto per rispetto a mercati particolarmente compiacenti a cui piaceva non pesar nulla, essere dimentichi di tutto. Rompiamo qui il silenzio perché la compiacenza si è appannata. Non è un allarme generale ma la sottolineatura di un altro evento stile “15 ottobre” che può suggerire a orecchie attente almeno un po’ di moderazione e fornire elementi utili a meglio definire il contesto.
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Forever Quantitative Easing (QE)….

Quanta strada dovremo fare ancora in compagnia dei vari Quantitative Easing (QE)? Sembra evidente che i mercati senza quel sostegno non riescano a procedere… Come scritto già mesi e mesi fa (vedi e anche) la trappola della liquidita sembra lavorare inesorabilmente continuando a farci scivolare sempre più in un mondo a tassi negativi.
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Da |mercoledì, 25 marzo, 2015|Exit Strategy, Mercati, Quantitative Easing|0 Commenti

Draghi: QE con il dubbio

Il QE pubblico europeo è quasi una realtà (nei fatti parte da metà marzo). Il 22 gennaio Draghi è riuscito là dove la BCE non era riuscita nemmeno nella crisi dei debiti statali del 2010-12. Certo la condivisione del rischio si ferma al 20% (quindi nel concreto, in termini assoluti, anche meno se consideriamo la sola quota dei paesi “rischiosi”). Il grado di “necessità” di ulteriori misure ultra espansive doveva essere proprio elevato se, nonostante tutti gli ostacoli e le difficoltà politiche e giuridiche che indubbiamente esistevano, Draghi è riuscito comunque a farsele deliberare.
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Instabilità sommersa

Quanta instabilità nasconde l’attuale situazione di esasperato controllo dei prezzi di mercato attuato dalle autorità monetarie? Instabilità che definiamo, per i citati tentativi di controllo, come “sommersa”. L’aggettivo si presta a più letture, in un senso lo si potrebbe intendere come “celare dietro un’apparente assenza di volatilità elementi di forte instabilità potenziale” e in un altro  senso come “volontà di sommergere forzatamente con ingenti masse di liquidità potenziali elementi destabilizzanti”. Interpretazioni entrambe valide alla fin fine…
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Da |lunedì, 29 dicembre, 2014|Banche Centrali, Exit Strategy, Mercati, Quantitative Easing|0 Commenti

Le ragioni di Draghi

Forse Draghi è riuscito a convincere la BCE. Alla fine il quantitative easing (QE) su titoli di Stato in Europa si potrà e/o si dovrà fare per combattere la disinflazione. Oppure no? Comunque vada il nodo è ormai vicino al pettine. Per avvicinarsi al suo obiettivo Draghi si è aggrappato progressivamente al deprimente andamento dell’inflazione, forse l’unica motivazione che non contrasta apertamente con il mandato BCE.
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DRAGHI: We will do what we must!

I mercati nel loro complesso stanno “scrivendo” un discreto elogio della follia… delle autorità monetarie. Queste ultime si dimostrano ogni giorno sempre più disperate ma pur sempre determinate nelle loro politiche ultra-espansive. Chiuse anche loro nella trappola dei tassi bassi che hanno contribuito a creare?
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Da |lunedì, 24 novembre, 2014|Banche Centrali, Exit Strategy, Mercati, Quantitative Easing|0 Commenti