Tout se tient

Nel mondo delle manovre ultra-espansive globali tout se tient, tutto si lega e allo stesso tempo si sorregge. Finché il gioco riesce…
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Eurocrisi, QE e Cina

Tanti i fronti aperti in questo luglio 2015: Eurocrisi; destino dei vari QE; Cina… ma potremmo anche aggiungere Ucraina; Medio-Oriente; crisi del fracking; etc. Concentriamo la nostra attenzione sui tre più cogenti…
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Grexit, il primo domino a cadere?

La chiamata, a sorpresa, da parte di Tsipras di un referendum consultivo, pro o contro le proposte delle “Istituzioni” (i creditori), ha fornito un’accelerazione negativa agli eventi. Ogni trattativa è caduta. L’Eurogruppo, forse spiazzato, ne ha approfittato per scaricare la colpa sui greci e chiudere la partita. Grexit inevitabile?
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Una nuova unione monetaria

Comunque finisca la telenovela sul debito della Grecia l’unione monetaria ancorata all’Euro non sarà più come prima. L’intensità politica delle criticità poste dalla questione greca stanno mettendo alla prova non solo la tenuta dell’unione ma anche il suo buon funzionamento, presente e futuro.
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Da |lunedì, 22 giugno, 2015|Banche Centrali, Crisi Euro, Exit Strategy, Mercati|0 Commenti

Grecia (aggiornamenti)

La questione Grecia è tutta nelle parole dei partecipanti alla trattativa:
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Da |lunedì, 15 giugno, 2015|Banche Centrali, Commenti Brevi, Crisi Euro|0 Commenti

Is the black swan flying in the sky?

Grecia, ancora Grecia. Il dilemma Grexit ha finito per monopolizzare l’attenzione dei mercati. […]

E i tassi ricominciano a salire…

Il dramma greco continua alimentando o semplicemente coprendo un altro evento forse più rilevante… il generalizzato aumento dei tassi sui titoli di stato. Così il decennale USA dal 1,65% di gennaio ora si muove nell’intorno di 2,35%; quello giapponese è passato da 0,2% a 0,45%-0,5%; il Gilt (UK) da 1,3% a 2% e infine il Bund, in pieno QE, si è mosso da 0.05% a 1%. Questo accade in un momento in cui numerose manovre ultra espansive a livello globale sono in corso o sono state appena varate. Quali le ragioni di una simile incongruenza?
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L’insostenibile leggerezza del QE

Tanta è stata la fiduciosa attesa per il Quantitative Easing (QE) in salsa europea da anticiparne quasi tutti i suoi effetti al momento del suo concretizzarsi? Dovrebbe essere questa una delle domande principali di chi segue i destini delle manovre ultra-espansive condotte dalle Banche Centrali (BC) sino ad oggi. Insieme naturalmente a: Se la Grecia fallisse veramente avrebbe un impatto relativamente marginale sui mercati finanziari?
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Draghi: QE con il dubbio

Il QE pubblico europeo è quasi una realtà (nei fatti parte da metà marzo). Il 22 gennaio Draghi è riuscito là dove la BCE non era riuscita nemmeno nella crisi dei debiti statali del 2010-12. Certo la condivisione del rischio si ferma al 20% (quindi nel concreto, in termini assoluti, anche meno se consideriamo la sola quota dei paesi “rischiosi”). Il grado di “necessità” di ulteriori misure ultra espansive doveva essere proprio elevato se, nonostante tutti gli ostacoli e le difficoltà politiche e giuridiche che indubbiamente esistevano, Draghi è riuscito comunque a farsele deliberare.
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Le ragioni di Draghi

Forse Draghi è riuscito a convincere la BCE. Alla fine il quantitative easing (QE) su titoli di Stato in Europa si potrà e/o si dovrà fare per combattere la disinflazione. Oppure no? Comunque vada il nodo è ormai vicino al pettine. Per avvicinarsi al suo obiettivo Draghi si è aggrappato progressivamente al deprimente andamento dell’inflazione, forse l’unica motivazione che non contrasta apertamente con il mandato BCE.
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