Credito, fiducia, exit strategy e QE

L’Unione Monetaria ha evitato la Grexit, forse. La Cina riesce a contenere i danni del suo ’29, forse. Le Banche Centrali (BC) stanno gestendo in modo adeguato l’inizio di una exit strategy indolore, forse. Tre “forse” che si trasformano inevitabilmente in volatilità sui mercati. Quale exit strategy ci aspetta?
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Tout se tient

Nel mondo delle manovre ultra-espansive globali tout se tient, tutto si lega e allo stesso tempo si sorregge. Finché il gioco riesce…
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Eurocrisi, QE e Cina

Tanti i fronti aperti in questo luglio 2015: Eurocrisi; destino dei vari QE; Cina… ma potremmo anche aggiungere Ucraina; Medio-Oriente; crisi del fracking; etc. Concentriamo la nostra attenzione sui tre più cogenti…
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Grexit, il primo domino a cadere?

La chiamata, a sorpresa, da parte di Tsipras di un referendum consultivo, pro o contro le proposte delle “Istituzioni” (i creditori), ha fornito un’accelerazione negativa agli eventi. Ogni trattativa è caduta. L’Eurogruppo, forse spiazzato, ne ha approfittato per scaricare la colpa sui greci e chiudere la partita. Grexit inevitabile?
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Una nuova unione monetaria

Comunque finisca la telenovela sul debito della Grecia l’unione monetaria ancorata all’Euro non sarà più come prima. L’intensità politica delle criticità poste dalla questione greca stanno mettendo alla prova non solo la tenuta dell’unione ma anche il suo buon funzionamento, presente e futuro.
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Da |lunedì, 22 giugno, 2015|Banche Centrali, Crisi Euro, Exit Strategy, Mercati|0 Commenti

Grecia (aggiornamenti)

La questione Grecia è tutta nelle parole dei partecipanti alla trattativa:
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Da |lunedì, 15 giugno, 2015|Banche Centrali, Commenti Brevi, Crisi Euro|0 Commenti

Is the black swan flying in the sky?

Grecia, ancora Grecia. Il dilemma Grexit ha finito per monopolizzare l’attenzione dei mercati. […]

E i tassi ricominciano a salire…

Il dramma greco continua alimentando o semplicemente coprendo un altro evento forse più rilevante… il generalizzato aumento dei tassi sui titoli di stato. Così il decennale USA dal 1,65% di gennaio ora si muove nell’intorno di 2,35%; quello giapponese è passato da 0,2% a 0,45%-0,5%; il Gilt (UK) da 1,3% a 2% e infine il Bund, in pieno QE, si è mosso da 0.05% a 1%. Questo accade in un momento in cui numerose manovre ultra espansive a livello globale sono in corso o sono state appena varate. Quali le ragioni di una simile incongruenza?
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L’insostenibile leggerezza del QE

Tanta è stata la fiduciosa attesa per il Quantitative Easing (QE) in salsa europea da anticiparne quasi tutti i suoi effetti al momento del suo concretizzarsi? Dovrebbe essere questa una delle domande principali di chi segue i destini delle manovre ultra-espansive condotte dalle Banche Centrali (BC) sino ad oggi. Insieme naturalmente a: Se la Grecia fallisse veramente avrebbe un impatto relativamente marginale sui mercati finanziari?
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Compiacenza (Draghi dove sei?)

Il nostro silenzio era dovuto per rispetto a mercati particolarmente compiacenti a cui piaceva non pesar nulla, essere dimentichi di tutto. Rompiamo qui il silenzio perché la compiacenza si è appannata. Non è un allarme generale ma la sottolineatura di un altro evento stile “15 ottobre” che può suggerire a orecchie attente almeno un po’ di moderazione e fornire elementi utili a meglio definire il contesto.
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