Sembrava… sembrava che i mercati avessero almeno in parte superato l’avvertimento di febbraio senza particolari patemi… almeno sino a settembre.

A ben guardare da febbraio solo i mercati americani (azionari ed obbligazionari ad alto rendimento) sembravano immuni da qualsiasi cosa… le guerre commerciali, il venir meno della crescita sincronizzata, le turbolenze valutarie, il lento inabissamento cinese, la debolezza degli emergenti, etc. Poi, però, una nuova accelerazione dei tassi USA ha, seppur con un certo ritardo, avuto effetto sui mercati e le notizie non buone sono tornate a pesare sui prezzi.

Il sogno di Goldilocks è finito e si è infranto sulla politica monetaria della FED che non può, o non vuole, più concedere ulteriore compiacenza… persino il prudente e misuratissimo Draghi nella sua ultima conferenza del giovedì ha ammesso che le valutazioni su… “prime commercial real estate and high-yield or leverage corporate” sono “stretched according to any standard”, di più non si può chiedere ad un Governatore in carica. Così la Yellen, predecessore di Powell, è preoccupata dei “systemic risks” legati al venir meno di un certo contegno nei prestiti a leva. Potremmo citare anche la Bank of England fra i preoccupati della crescita dei debiti in particolare di quelli a leva. Ancora Draghi lo scorso giovedì ha ribadito un “non bussate a questa porta”… almeno per ora. In pratica le Banche Centrali provano nuovamente a procedere nella exit strategy dopo il tentativo fallito del 2015. La consapevolezza di ciò cresce nei mercati e suoi effetti si cominciano a notare.

Ora valutiamo alcuni grafici…

Il primo è una nostra vecchia conoscenza, il MSCI World Index, già utilizzato per la sua attendibilità in passato. Utilizzando i dati settimanali dell’indice citato e la sua media mobile a 80 rilevazioni otteniamo:

mxwo1Il segnale scatta quando l’indice “taglia” dall’alto la sua media mobile. Il segnale oggi è netto non è solo una tangenza ma un taglio netto. La visione d’insieme verifica l’attendibilità del grafico che possiamo meglio dettagliare per il periodo a noi più vicino…

mxwo2I due grafici ci dicono che siamo in un momento importante, la questione aperta in febbraio è diventata seria e bisognerà semmai capire se verrà risolta oppure procederà nella sua evoluzione. Abbiamo usato questo grafico nel 2015 perché era riuscito a sintetizzare abbastanza fedelmente ciò che stava accadendo.

Qual è la questione in ballo? In estrema sintesi è questa: possiamo permetterci che i tassi crescano senza compromettere il trend positivo dei mercati? Il sentiero sottile, citato sul finire del precedente post, che avrebbe consentito il mantenimento di uno scenario positivo, sembra oggi abbastanza compromesso, salvo sorprese positive sul lato macroeconomico o in virtù dell’ennesimo cedimento sul mantenimento della exit strategy.

A conferma della significatività del momento richiamiamo l’andamento degli High Yield Usa che sembrano confermare l’arretramento della propensione al rischio.

hy 271018

Possiamo poi aggiungere la nostra riformulazione dell’indice di volatilità VIX (“rettificato” con l’andamento delle obbligazioni ad alto rendimento USA) che rafforza l’intensità del momento.

HYVIX

Nulla è determinato e molto dipenderà da possibili circoli viziosi che potrebbero o meno innescarsi. Da questi livelli sono possibili rimbalzi che non inficerebbero il segnale. Vediamo se, finito il blackout da comunicazione utili, i buyback sosterranno i mercati. Se osserviamo i mercati americani infondo siamo solo tornati ad inizio anno… In ogni caso il deterioramento del contesto è indubbio anche se, è bene aggiungerlo, negli ultimi dieci anni tutte le difficoltà sono sempre alla fine state superate… Secondo alcuni tutto quanto sta accadendo è solo un re-pricing e una conseguenza della minor liquidità disponibile, entrambi determinati dai rialzi dei tassi. Si tratterebbe in pratica di un effetto una tantum… se gli utili societari e la crescita tornassero a splendere la positività potrebbe tornare. Un’interpretazione valida, forse, in un contesto di normalità che non tiene però conto di quanto sin qui accaduto in termini di perenne riduzione dei tassi e di spinta al rialzo nella propensione al rischio. A questo punto, i più, vorrebbero mantenere sul lato azionario ed obbligazionario i livelli raggiunti nei mesi passati… difficile in un contesto di liquidità in graduale diminuzione e in un generale inasprimento delle condizioni.

Nel marzo del 2016 sono state le autorità monetarie a fermare una caduta dei mercati che sembrava inarrestabile… si è parlato di tassi ampiamente negativi e di perpetue a tasso zero o più genericamente di helicopter money. Tutte possibilità cadute nel campo del non realizzabile pena il fallimento per non economicità di almeno parte del sistema finanziario. Allora le Banche Centrali hanno richiesto-auspicato un intervento fiscale (politico)… che è arrivato, tanto inaspettato quanto provvidenziale, dall’elezione di Trump. Questo ha fatto guadagnare oltre un anno ai mercati. A differenza del marzo 2016 difficilmente però le autorità monetarie potrebbero ancora intervenire a sostegno dei mercati, questa volta infatti toccherebbe loro comprar ogni cosa…

Uno dei mercati che più ha beneficiato della elezione di Trump è stato sicuramente il Russell2000. Osserviamone in quest’ottica lo stato di salute… (rielaborazione dati FRED)

russell2000Nulla è determinato ma il segnale forte c’è.
Bisognava scriverlo oggi prima di vedere il domani….

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