Trump presidente! Doveva essere un disastro, secondo molti media e operatori, e si è trasformato in una bomba di speranza fin dal primo giorno… anche se alcune divergenze si sono create.

Come per la Brexit i mercati hanno vissuto giorni di patemi che si son risolti in un gaudio positivo. Pensare che in entrambi i casi gli esiti sono stati quelli non previsti e sulla carta destabilizzanti… Ma il 2016 è l’anno delle sorprese e della positività ad ogni costo… nel Paese dei Balocchi non c’è dubbio o negatività… tutto bandito.

Trump vince insieme ai repubblicani negli anni in cui il debito pubblico americano è ai livelli massimi (anche nei confronti del PIL), in un contesto prossimo alla piena occupazione, dopo una presidenza Obama non proprio rigorista sui conti… e cosa propone… meno tasse e un mega piano di opere pubbliche! In fondo risponde alla chiamata per maggiori stimoli fiscali delle Banche Centrali… più debiti, più tempo. Sono politiche la cui realizzazione è assai incerta e che comunque, se attuate, comporteranno probabilmente un rialzo dei tassi (più spesa per interessi…). Per lo meno una bella sfida. Politiche che risulterebbero comunque una divergenza storica rispetto al passato. Saranno Trump e May i nuovi Reagan-Thatcher in chiave neo-nazionalista?
La Brexit si concretizza, almeno come prospettiva, con un Regno Unito fiscalmente agguerrito (tassa sulle società al 15%!) e svalutante (sterlina ai minimi da decenni) e un’Europa che riesce ad impostare una strategia unitaria solo sul rinvio dei problemi… e i mercati non fanno una grinza. Qui le divergenze sono tutte interne all’Europa… ogni paese ha una sua idea si Unione ma alla fine persegue interessi locali e il rischio di politiche populiste non fa che aumentare le dimensioni delle divergenze.
Se vince il “no” in Italia ed eleggono Hofer in Austria facciamo poker… e lo S&P arriva a 2500?

Qualche mese fa abbiamo parlato di inversione della gravità per descrivere come i mercati, grazie alle Banche Centrali, siano riusciti a “recupere” un trend che sembrava destinato (e le conferme in proposito erano numerose) al classico bear market, un fenomeno una volta naturale nei mercati capitalistici.
Ora possiamo dare un minimo di consistenza a quella intuizione con l’ausilio di un grafico:

nuova-div-chris(fonte: ns rielaborazione dati Bloomberg)

Superati i problemi dell’Euro nel 2012 le Banche Centrali provano ad iniettare “fiducia” nei mercati attraverso il QE-infinity della FED e poi con il QQE di Kuroda e tutto (o quasi) viaggia bene fino al 2014. Nel 2014 la FED ferma il suo QE ed apre ad una prospettiva di rialzo dei tassi… e le cose cambiano. A causa di quella scelta, e di un’economia in relativa crescita, il Dollaro intraprende un significativo movimento di rivalutazione che si porta dietro:

  1. Un’accelerazione nella caduta dei prezzi delle materie prime (usiamo come sintesi l’indice Bloomberg Commodity – BCOM – linea gialla);
  2. La necessità per il Giappone prima e l’Europa poi di adottare politiche sempre più espansive nel tentativo di svalutare le rispettive valute (il che alimenta una processo di deflazione globale già in atto);
  3. La svalutazione  a più riprese del Renminbi (linea blu);
  4. I mercati emergenti soffrono l’ipotesi di apprezzamento del Dollaro e di rialzo dei tassi a causa della loro esposizione debitoria nella valuta statunitense.

Questi quattro elementi gradualmente fanno sentire le loro implicazioni negative sia sull’indice azionario MSCI Wolrd (linea verde) e sia sui prezzi obbligazionari non governativi (qui sintetizzati dal Bloomberg US High Yield index -BUHY – linea nera).
Gli effetti si fanno già sentire nel 2014 tanto che in ottobre, nel tentativo di arginarne gli effetti, intervengono progressivamente… la FED a spostare in avanti la prospettiva di rialzo dei tassi; Kuroda (BoJ) raddoppia il suo QQE; Draghi apre definitivamente al QE su titoli governativi e la Cina taglia più volte i tassi.
Dopo un breve periodo di recupero però le forze destabilizzanti riprendono il sopravvento e così arriviamo ai minimi del settembre 2015 in cui sono necessarie ulteriori rassicurazioni… sul NON rialzo dei tassi USA e su ulteriori possibili misure espansive da parte di numerose Banche Centrali (fra le quali spiccano naturalmente la BCE e la BoJ). Comunque la FED ha necessità di terminare la sua fase di politica ultra espansive (mercato del lavoro quasi in piena occupazione, inflazione strisciante, prezzi immobiliari elevati, possibili squilibri creditizi in formazione, etc.) per cui alla fine nel dicembre del 2015 alza i tassi per la prima volta dal 2006(!). Precedono l’evento, per progressiva rassegnazione, un generalizzato rialzo dei tassi sui governativi, la caduta del Renminbi, una caduta dei prezzi delle materie prime e la caduta dei mercati emergenti… mentre i mercati azionari tengono… almeno fino alla fine del 2015. Poi si scatena la volatilità… (vedi)
E’ fra febbraio e marzo 2016 che, ancora una volta, le Banche Centrali riescono ad “invertire la gravità” facendo ancora po’ di strada nelle misure ultra espansive. Si provano così ulteriori escursioni nei tassi negativi che però tendono a creare troppi problemi a banche ed assicurazioni per cui si cercano altre soluzioni. Draghi in marzo estende il QE alle obbligazioni corporate (emesse da società private), mossa che stabilizza e rilancia magicamente i prezzi anche degli HY americani. La FED lascia intendere di limitare significativamente i futuri rialzi dei tassi. Si fa strada il c.d. Elicottero… si arriva a parlare in estate di obbligazioni perpetue a tasso zero… di necessità di misure fiscali “importanti” (naturalmente a debito).
In settembre però le Banche Centrali smorzano le aspettative dei più… niente acquisti di azioni da parte della BCE, difficili ulteriori ribassi dei tassi sia per Draghi che Kuroda, difficili ulteriori misure fantasiose soprattutto di quest’ultimo che anzi dice di volere prendere il controllo della curva dei tassi giapponese e assicurarne la stabilità e l’inclinazione. I tassi governativi iniziano a salire in agosto ed accelerano in settembre-ottobre (quindi prima di Trump) intaccando l’eccessiva compiacenza diffusa sui mercati azionari mondiali, ancora ammaliati dalle mirabolanti promesse di Elicotteri e simili. Il Dollaro riprende ad apprezzarsi. Come detto il rialzo dei tassi in USA è non solo utile ma inevitabile. Le materie prime ricominciano a cedere. In qualche paese si registra una ripresa dell’inflazione. Si arriva così proprio in prossimità delle elezioni USA…
Dal grafico si può notare come da marzo 2016 si crei una divergenza fra i mercati azionari ed obbligazionari (non governativi) da un lato e gli altri mercati dall’altro lato. In contraddizione con quanto accaduto negli ultimi due anni azioni ed obbligazioni private sembrano non risentire più degli effetti dell’apprezzamento del Dollaro, di materie prime deboli, di un Renminbi in svalutazione, … poi arriva Trump. Attenzione, questa divergenza si aggiunge-sovrappone a quella che noi abbiamo chiamato big divergence che deve ancora chiudersi… Gli squilibri fra mercati tendono ad aumentare ed alcuni di essi si fa persino fatica a definirli ancora tali… quanti di questi rappresentano un reale incontro fra domanda ed offerta? Quanta significatività hanno perso i prezzi di molte classi di attività negli ultimi due anni?
Esempio: pur in presenza di prezzi delle materie prime solo in parziale recupero dai minimi di febbraio già in estate molte società (Glencore, AngloAmerican, BHP,…) avevano prezzi di azioni ed obbligazioni in forte aumento e nessuno sembrava, e sembra, più dubitare della loro forza economico-finanziaria. Grazie Draghi… oppure no?
Poi arriva Trump… è la magia riprende. Tutto sembra nuovamente possibile… più debiti, più crescita, più pace…. un quasi Elicottero? …Anche se i tassi sui governativi accelerano (per ipotesi inflazionistiche? o per timori di altro genere? … o entrambe le cose?)… il Dollaro si apprezza… il Renminbi svaluta… la Yellen dice che “holding the federal funds rate at its current level for too long could also encourage excessive risk-taking and ultimately undermine financial stability“… va tutto bene…
Si riuscirà a controllare la salita di tassi e inflazione permettendo una rotazione tranquilla fra obbligazioni ed azioni? Il Dollaro e il Renminbi si stabilizzeranno?

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