Ancora qui… in un’ennesima finestra di volatilità di un contesto precarizzato ma relativamente stabile. Più o meno nella stessa situazione di qualche mese fa, se ci limitassimo a guardare i mercati. Però alcune cose sono avvenute…

Gli ultimi mesi sono trascorsi in una strana calma timorosa. Lo status quo che da aprile scorso si è cercato di preservare ha tenuto ma non è riuscito a produrre quel contesto credibile di fiducia nella crescita futura tale da sbloccare lo stallo dei mercati in senso favorevole.

Per comprendere i cambiamenti sotto la superficie occorre rievocare le speranze che precedevano gli appuntamenti delle Banche Centrali di settembre. Bisogna quindi ricordare quanto hanno contato per il recupero dei mercati le attese di ulteriori misure ultra espansive come, niente meno, il cd Elicottero. Tali speranze si sono sostanzialmente rivelate come infondate anche perché la somma delle diverse indicazioni delle BC post settembre ha un carattere più restrittivo che espansivo.

Sia la BCE che la BoJ hanno riconosciuto più o meno esplicitamente che ulteriori cadute nei tassi negativi rischierebbe di produrre degli effetti collaterali predominanti (soprattutto su banche ed assicurazioni). I dubbi sulla FED restano limitati all’intensità delle future misure restrittive. Anche la BoE che in agosto era intervenuta, a causa della Brexit, in senso nuovamente espansivo (tagliando i tassi e riattivando il QE) nella sua ultima riunione, causa una “inattesa” (dopo una svalutazione della sterlina a due cifre…?!?!) inflazione, modificare il suo orientamento aprendo anche a possibili restrizioni nella politica monetaria, a pochi mesi da un intervento di segno opposto. Questi cambiamenti giustificano almeno in parte il leggero rialzo dei tassi a cui abbiamo assistito ultimamente. Un leggero rialzo quando si attendono ulteriori ribassi è comunque un fatto significativo. Una verifica di attese precedentemente formulate che non ha ancora prodotto effetti significativi sui mercati…

Un allentamento delle tendenze disinflazioniste si è registrato in diversi paesi (USA, Cina ed anche in Europa) non solo nel Regno Unito. Molti degli scenari positivi attualmente in circolazione poggiano proprio su uno scenario di lenta crescita di tassi ed inflazione. In precedenti post abbiamo sempre scritto che l’unico scenario credibile e positivo di exit strategy è legato ad uno scenario in cui una diffusa crescita economica comporta una progressiva crescita dell’inflazione e dei tassi. Quello che manca ora però è proprio un percorso di crescita credibile, nonostante la recente ripresa degli indici di fiducia delle imprese (vedi grafico PMI), mentre potremmo assistere a una ripresa dell’inflazione e quindi ad una corrispondente risalita almeno dei tassi nominali. Per cui, oltre ai diversi effetti collaterali, rischiamo scenari stagflattivi caratterizzati da un’inflazione in accelerazione ma una crescita praticamente nulla o negativa.

2(fonte: Bloomberg – PMI di Giappone, USA, Cina ed Eurozona)

Uno dei fattori che ha provocato turbolenze sui mercati, soprattutto a partire dall’estate 2015, era legato all’andamento dell’economia cinese. Negli ultimi mesi i dati economici hanno dato segni di stabilizzazione (Pil, PMI, etc.) ma il prezzo pagato per ottenerla potrebbe essere eccessivo e non replicabile. Buona parte del recupero può essere infatti ascrivibile al forte aumento dell’indebitamento riscontrato nell’economia del Dragone nei primi mesi dell’anno, producendo anche una nuova fiammata nei prezzi degli immobili (forse troppa rapida). Oltre alle solite perplessità in merito alla veridicità dei dati cinesi si aggiungono anche dubbi in merito alla replicabilità di ulteriori incentivi “a debito”. Queste motivazioni sono probabilmente alla base di un renminbi che continua a svalutare. Un altro elemento che non è stato ancora “prezzato” dai mercati. In settimana avremo modo di aggiungere qualche elemento in più visti i numerosi dati attesi.

1(fonte: Bloomberg – Riserve estere in rosso e variazione dell’indebitamento complessivo mensile in blu)

Per quanto riguarda le materie prime constatiamo una certa stabilità. L’indebolimento recente dell’oro potrebbe trovare la sua giustificazione nel venir meno delle speranze di ulteriori misure da parte delle BC (almeno non nelle entità sperate in estate quando si è arrivati a parlare di perpetui a tasso zero). Il petrolio (WTI) invece tende a far fatica a superare e tenere quota 50 nonostante presunti accordi in seno all’OPEC, anche se questa debolezza non sembra pesare eccessivamente sui mercati (al contrario di qualche mese fa).

Ora siamo nel turbine di volatilità legato alle elezioni americane, non dissimile a quello avuto con la Brexit. Superata la scadenza occorrerà capire… se certi elementi permarranno (principalmente… tassi in salita, svalutazione del renminbi, rafforzamento del dollaro, debolezza delle materie prime) non si potrà escludere uno scenario prossimo a quello di inizio anno. Al contrario, se dopo le elezioni prevarranno gli elementi positivi (principalmente…  stabilizzazione dei tassi, miglioramento delle prospettive di crescita e degli utili delle imprese, calo delle tensioni politiche, chiarimenti sui destini dell’area Euro, ulteriore e credibile miglioramento dell’economia cinese,….) forse i mercati troveranno quella spinta propulsiva che è mancata negli ultimi mesi.

Difficile dire se i mercati reagirebbero meglio, aldilà delle prime reazioni emotive, all’anatra zoppa Clinton o all’imprevedibile Trump… da entrambi ricaviamo, per ora, pochi elementi di reale ottimismo in merito alle possibilità di soluzione delle diverse problematiche globali in essere.

Piaciuto l’articolo? Condividilo!