Riprendiamo una vecchia “rubrica”… richiamando l’attenzione sull’interim Economic Outlook dell’OECD (OCSE) del 21/09. Non mancano spunti interessanti…
La premessa dell’Interim Economic Outlook è già una mirabile sintenti… “the world economy remains in a low-growth trap with persistent growth disappointments weighing on growth expectations and feeding back into weak trade, investment, productivity and wages” potrebbe già bastare per descrivere il contesto. Ma quali sono le ragioni di questa trappola? Debolezze strutturali (investimenti, commercio mondiale,…) a cui le sole politiche monetarie ultra espansive non sono riuscite a porre rimedio (potevano?).

Politiche monetarie che oggi hanno prodotto… “Long-term interest rates have fallen further in recent months, reaching exceptionally low levels in many countries, with more than 35% of OECD sovereign debt trading at negative yields. At the same time, equity valuations remain high and have continued to increase in some economies despite weak profit developments and reduced long-term growth expectations. Real estate prices are rising rapidly in many economies, while credit quality and credit spreads are declining in some markets“. Ossia condizioni del credito stra-favorevoli che hanno prodotto un topolino di crescita ed ora rischiano pure di diventar pericolose. Infatti… “Financial instability risks are rising, including from exceptionally low interest rates and their effects on financial assets and real estate prices. Many EMEs face high private debt burdens and currency mismatches, and remain vulnerable to capital outflows as well as weaker-than-expected growth“. Tassi bassi alla lunga producono distorsioni pericolose non solo nei paesi avanzati ma anche nei paesi emergenti (ostaggi ormai della FED o comunque delle politiche ultra-espansive).

oecd-1b

Il report dell’OECD fra gli effetti collaterali cita mercati immobiliari in diversi paesi (l’Organizzazione cita Canada, USA e UK ma noi aggiungeremmo anche Australia, Cina, Svezia, Olanda,…) con prezzi ormai a livelli pre-crisi 2007 o poco lontani. Anche se la crescita del credito fondiario non ha i profili del periodo 2003-07 una riduzione dei prezzi degli immobili avrebbe comunque un effetto non positivo sulla domanda aggregata. Fra gli altri effetti collaterali l’OECD cita anche la “scarsa” profittabilità per banche e assicurazioni di un tale contesto oltre che al profilarsi di complicazioni per la sostenibilità dei fondi pensione (privati in particolare). In generale… “low interest rates reduce future returns on assets given the larger share of fixed income securities in total investment portfolios of pension funds and insurers.This could have significant implications for financial institutions, but also savers and retirement incomes and businesses that face higher contribution rates or higher obligations from company-sponsored pension funds“.

Conclusione secondo OECD? Bomba atomica dell’Elicottero altrimenti guai.. usando le parole dell’Organizzazione… “Monetary policy is overburdened and, in the absence of , will not suffice to break out of the low-growth trap, while leading to growing financial distortions and risks“. Aggiungendo “The uneven policy response across countries and over-reliance on monetary policy adds to global imbalances and creates spillovers that can have disruptive effects on other countries through capital flows and build-up of financial risks“. La chicca finale… “any decision to increase the size or expand the scope of unconventional policies should weigh the benefits, costs and risks very carefully“. Concetti decisamente non nuovi per chi ci legge da un po’…

oecd-1

Nel documento l’OECD ritocca al ribasso quasi tutte le stime di crescita, variazioni negative compensate principalmente da un miglioramento sulle aspettative in un solo paese…. il Brasile! (attese di un miglioramento comunque già ampiamente prezzato sui mercati…). Ed è tutto dire…

Banche Centrali (BC)

La giornata delle BC (21/9) è passata lasciandoci poche risposte e qualche domanda in più, cosa che ha prodotto nell’immediato una reazione dei mercati composta e apparentemente positiva, forse più che altro attendista. Rientriamo nello status quo precedente oppure rientriamo nella fase gennaio-febbraio? Il gioco delle tre carte fatto dalle BC è riuscito ad illudere i mercati, ha fatto creder loro di ottenere qualcosa di nuovo ricevendo in realtà quanto già avevano o addirittura meno? Forse, d’altra parte il timore di affrontare la realtà è tale…

La prima ad “agire” è stata la BoJ con una sostanziale rimodulazione del suo QQE esistente. Niente elicottero ma la promessa del controllo della curva dei tassi (spostando l’attenzione dalla mera base monetaria). Nessun ulteriore riduzione dei tassi e semmai l’ammissione di doverne controllare il livello per impedire che produca troppi effetti negativi sui conti delle banche. Un riequilibrio ma anche il riconoscimento delle difficoltà a procedere oltre. Il cambio Dollaro Yen si è rafforzato un pochino riavvicinandosi a quota 100, un livello pluriennale significativo da difendere?

Alla sera del 21 è poi toccato alla Fed. Dopo numerosi tentativi perpetrati da membri del board di far ritenere possibile un rialzo a settembre una certa tensione era cresciuta. Tutti ormai riconosco lo stretto legame esistente fra decisioni della BC statunitense e andamento dei mercati, Fed compresa, per cui nulla va trascurato. Così alla Yellen è forse riuscito di rivendere ai mercati qualcosa che già avevano: un NON rialzo dei tassi. Niente fa apprezzare l’amore come la passata paura di perderlo. A ben guardare i fatti però ci siamo ritrovati una Fed divisa (ben tre opinioni dissenzienti) che per la prima volta ha abbassato le aspettative di crescita a lungo termine sotto il 2%. Un dato che da solo rende incomprensibile il valore di qualsiasi indice azionario USA… eppure… La Fed ha anche “ammorbidito” la progressione  dei futuri rialzi, come poteva fare altrimenti dopo aver abbassato le aspettative di crescita?

Nel complesso, Draghi compreso, nulla di nuovo e, soprattutto, nulla delle mirabolanti politiche fiscal-monetarie vagamente promesse la Primavera scorsa… per ora.

Cosa conta di più…? La prospettiva di crescite a lungo termine inferiori al 2% (la low-growth trap dell’OECD) o un rialzo dei tassi in meno…? Nel breve il secondo avendo lungimiranza la prima. Cosa conta di più…? La consapevolezza che la strumentazione in mano alle BC mostri un serio “affaticamento” o l’utilizzo degli ultimi scampoli di misure non convenzionali…? Nel breve il secondo avendo lungimiranza la prima. Tutto qui… la scelta è fra sollievo di breve e lungimiranza. Oppure no?

Ultima citazione: “Moving from interest rates being ‘low for long’ to being ‘low forever’ would severely limit the room for manoeuvre for conventional monetary policy tools, but even more worryingly, it would threaten the contract between generations as well as risk tearing up our social fabric” – Benoît Coeuré, Membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea – (Reuters)

Piaciuto l’articolo? Condividilo!