Tanti i fronti aperti in questo luglio 2015: Eurocrisi; destino dei vari QE; Cina… ma potremmo anche aggiungere Ucraina; Medio-Oriente; crisi del fracking; etc. Concentriamo la nostra attenzione sui tre più cogenti…
Come anticipato in un precedente post (vedi) si può legittimamente nutrire il timore che possa essere la Grecia il fatidico cigno nero che destabilizzerà il castello di carte costruito e difeso con tenacia dalle Banche Centrali (BC). Vista però l’entità della caduta del mercato azionario cinese (lo Shanghai Comp. ha perso quasi il 30% dai sui recenti massimi) non si può escludere il rischio del manifestarsi di un altro potenziale cigno nero. Certo, la caduta del mercato cinese è una questione “locale” con un basso rischio contagio. Sicuri? Per quanti mld sono esposti i fondi comuni che investono in mercati emergenti? E gli ETF? Il sospetto, poi, che il recente rally azionario sia stato, volutamente, alimentato per sostenere un traballante mercato del credito in crescita esponenziale (quante imprese hanno “approfittato” del aumento della loro capitalizzazione azionaria per ottenere nuovi prestiti?) non consente di escludere  rischi di circoli viziosi autoalimentanti, al ribasso. Giova ricordare poi che, negli ultimi due anni, la Cina ha causato e subito la caduta dei prezzi delle principali materie prime e ha un mercato immobiliare in significativa difficoltà. Tutti elementi che rappresentano un terreno fertile per una crisi del credito. Anche le autorità monetarie cinesi arriveranno a comprare azioni nell’interesse pubblico?

Le misure utili al sostentamento del castello di carte dei QE non sono certamente mancate in questo frangente. La PBoC (27/6) ha nuovamente tagliato i tassi di riferimento ed in più è intervenuta anche sulla riserva obbligatoria, cosa che non succedeva dal 2008. Draghi ha dovuto estendere (2/7) il perimetro dei titoli oggetto del suo QE inserendovi alcuni emittenti di corporate bond. La. BC svedese ha sia tagliato i tassi (a meno 0,35%) e sia esteso il suo QE. La BC Svizzera è significativamente intervenuta sul mercato dei cambi cercando di ostacolare costose rivalutazioni del suo cambio. Tutte manovre che dovrebbero essere considerate frutto di uno stato di crisi ed invece finiscono per rappresentare la normalità o, meglio, il tentativo di mantenere lo status quo. Ciò avviene sempre più frequentemente e con efficacia via via più fugace. Se dovessimo giudicare l’utilità dei QE in base al loro impatto sul l’inflazione… beh… giudicate in autonomia (grfc del CPI annuale di Stati Uniti, Zona Euro, Regno Unito, Cina e Giappone):

 CPI PRINCIP (2)

E nonostante l’effetto di tutti i QE (o altre misure ultra-espansive) avrebbe dovuto donarci un lungo periodo di tassi in ribasso o negativi (grfc dei tassi decennali di Stati Uniti, Zona Euro, Regno Unito e Giappone):

TASSI PRINCIP (2)

Ma torniamo alla Grecia… alla fine il risultato del referendum, con il quale forse si sperava di far fuori Tsipras, è arrivato… hanno vinto i NO (oltre il 61%). L’incertezza aumenta significativamente. Ora una nuova Unione Monetaria è inevitabile… sarà più solidale o più piccola? Grexit più probabile ma forse…
Resta un via stretta da percorrere al fine di evitare una crisi del credito in seno alla zona Euro. Quella crisi del credito che in questo sito abbiamo sempre temuto in quanto elemento in grado di far cadere il castello di carte dei QE (vedi e anche).
Le posizioni restano distanti. La questione principale resta la rinegoziazione del debito greco (e, in prospettiva, probabilmente non solo di quello).
Questo lunedì mattina la BCE deve decidere sui fondi ELA da fornire o meno alla Grecia. Sceglierà la soluzione Cipro oppure sosterrà ancora le banche greche? Siamo quindi nuovamente nelle mani di Draghi… vale ancora il “whatever it takes“? Funzionerà? In questi giorni alla fin fine la miglior soluzione su cui sembravano puntare-sperare i mercati era “more QE“… arriverà? basterà?
Siamo in quella terra incognita che temeva Draghi.
Avranno le BC risorse residue sufficienti per gestire i giorni a venire? Lo capiremo dai tassi dei principali debiti in circolazione… più che dai mercati azionari (ad eccezione forse di quello cinese). Lo capiremo dai mercati coinvolti, dalla profondità del “contagio”. Quanto avvenuto l’ottobre scorso rappresenterà un riferimento utile (vedi).

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