Comunque finisca la telenovela sul debito della Grecia l’unione monetaria ancorata all’Euro non sarà più come prima. L’intensità politica delle criticità poste dalla questione greca stanno mettendo alla prova non solo la tenuta dell’unione ma anche il suo buon funzionamento, presente e futuro.
E’, ormai, evidente ai più che le divergenze interne (di natura politica, fiscale, economica e finanziaria) sono ancora troppo significative e in grado, nelle fasi di crisi più acute, di mettere in discussione l’esistenza stessa della Area Euro. Se si vuole consolidare l’unione monetaria esistente, mantenendo tutti i suoi attuali membri, mancano ancora dei “pezzi” che ne completino e supportino la funzionalità.

Il principale elemento che osta al perseguimento di un adeguato percorso di crescita per il mondo, e per l’Europa in particolare, è il suo eccessivo indebitamento. Non risulterà quindi una sorpresa scoprire che uno dei “pezzi” mancanti ad un’unione monetaria realmente irreversibile e ben funzionante rimane legato al più che elevato debito di alcuni suoi membri. La difficoltà di molti paesi ad accettare la costituzione di un unico debito pubblico europeo impedisce alla Zona Euro di fare ulteriori passi in avanti nel suo consolidamento. Virtù, occasioni, possibilità e storie diverse hanno creato diversi debiti pubblici. Bisognerebbe accettare di mettere in comune quei debiti e le fiscalità che li dovrebbero sostenere. In assenza di questo progresso l’unione che ha adottato l’Euro come sua moneta resterà precaria, Grecia o non Grecia.

L’elevata tensione raggiunta dalla trattativa fra il Governo greco e le “Istituzioni” (ex-Troika) consentirà ad entrambe le parti, nel caso di un qualsiasi accordo, una ritirata onorevole in virtù del sospiro di sollievo che i mercati, a quel punto, si concederanno. Passata la paura del peggio qualsiasi accordo sembrerà ragionevole, inevitabile. Poi, però, le conseguenze delle scelte fatte peserà, perché la distanza fra le parti era tale che comunque un cambiamento nel direzione dell’unione si sarà determinato. Dove virerà l’unione… verso la selezione severa dei suoi membri o verso la progressiva ristrutturazione dei suoi debiti insostenibili? Oggi l’accordo ragionevole sembra indirizzato ad accogliere in parte le richieste di riforme fatte dalle “Istituzioni” e in parte (quanta?) l’istanza greca di riduzione del fardello debitorio (magari non subito… ma in autunno all’interno delle discussioni del terzo pacchetto di aiuti… che però il FMI sembrava escludere…).

In caso di mancato accordo, parafrasando Draghi, si attraverserebbero pericolose frontiere in direzione di spazi inesplorati difficili da definire o descrivere. L’intensità del disaccordo e la sua concreta manifestazione (default con o senza Grexit e le varianti del mix fra questi due elementi) determinerebbero poi la velocità e la profondità del “contagio”. Non si può prevedere l’esito si potrà al più valutare la scelta finale.

Viste le recenti esperienze di accordi europei non si può escludere che si traccheggi ancora nell’incertezza, le istituzioni europee in questo sono bravissime, magari fino al luglio inoltrato. Passato il 30 giugno si potrebbe infatti riproporre una fase di trattativa tutta europea (senza FMI) perché, decaduto l’attuale piano di salvataggio (e relativo memorandum), si aprirebbe la possibilità, da parte della BCE, di far scattare lo strumento OMT (con relativo memorandum) anche se, a dirla tutta, un mercato delle obbligazioni greche non si può propriamente dire che esista. Lo scudo Draghi (OMT) non è forse stato pensato per questo? Nuove obbligazioni greche a quel punto potrebbero essere emesse e la BCE potrebbe semplicemente manifestare la volontà/disponibilità di comprarle sul mercato secondario per consentirne l’accettabilità dei mercati. Naturalmente la BCE dovrebbe anche mantenere il gravoso onere di mantenere “operativi” i fondi ELA destinati a sostenere il sistema bancario zombie greco. L’ipocrisia della non monetizzazione dei debiti potrebbe addirittura sopravvivere. Anche se rimarrebbe il nodo dell’insostenibilità… ma per altri paesi questo non sembra essere un problema così insormontabile (Giappone, Italia, Portogallo,…). E qui torniamo al punto in cui, alla fin fine, la Grecia non è che il punto più dolente di un male ampio, molto più ampio.

Ad oggi però le possibilità di rinvio sembrano alquanto ridotte (in proposito…  Financial Times, Reuters, Krugman, NY-Times, Guardian). Lusinghe russe, intransigenze varie, timori politici di tsipratizzazione dell’Europa, rigidità nazionaliste, …  Nonostante la volontà delle parti penda apparentemente in favore di un accordo possono andare storte ancora una tale quantità di interazioni che l’incidente non si può, a priori, escludere. Più il tempo passa più la probabilità che un inconveniente accada aumenta. Come già scritto (vedi), a tratti, sembra esserci più interesse ad attribuire colpe che a ricercare intese…

Ma oggi è giornata di buoni auspici…

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