Grecia, ancora Grecia. Il dilemma Grexit ha finito per monopolizzare l’attenzione dei mercati.Cominciamo dalle parole di Weidmann: “The contagion effects of such a scenario are certainly better contained than they were in the past, though they should not be underestimated. But the main losers in that scenario would be Greece and the Greek people.What I would like to stress here is that an erosion of the principles of monetary union also has consequences for the Eurosystem and the monetary union that no one should downplay“. Non sottovalutare, questo il monito del notoriamente scettico Governatore della Bundesbank. Non sottovalutare né il rischio contagio nel breve né l’impatto a medio termine sull’unione monetaria. Queste le premesse che dovrebbero consigliare a tutti i soggetti coinvolti nella trattativa di ricercare un compremesso ragionevole il prima possibile.

Nelle ultime settimane i mercati sono rimasti in balia delle trattative fra la Grecia e i suoi creditori in un crescendo preoccupante. A prematuri entusiasmi sono seguite rapide delusioni. Le trattative particolarmente dure fra le parti non hanno fatto che esaltare la volatilità dei mercati. Poichè, come già detto nei recenti post (vedi e anche), la questione è essenzialmente politica gli elementi croncreti a favore di una conclusione positiva o negativa della questione sfuggono al controllo dei mercati rendendoli inquieti ed instabili. Anche le Banche Centrali in fondo stanno trattenendo il fiato in attesa dell’esito finale. La Grecia fallirà? Fallirà restando nell’Euro? A quale prezzo resterà nell’Euro? Chi pagherà in maggior misura quel prezzo? Tutti esiti che hanno implicazioni molto diverse.

La Grecia ha le sue responsabilità ma è indubbio che, nell’attuale conformazione dell’Unione Europea, vi siano problemi strutturali che incidono in modo significativo sulla sua buona funzionalità e quindi sulle sue possibilità di sopravvivenza. Che il debito greco sia insostenibile, per la sola Grecia, è un dato di fatto che risale al 2011, se non prima. La questione sostanziale, a ben vederla, è incentrata sulle qualità dell’Unione piuttosto che sui singoli sintomi di malfunzionamento. Avete più sentito parlare di un mercato unico del debito statale europeo? La zona Euro resta nelle sue parti troppo diversificata sotto troppi punti di vista e, di fatto, non si assiste più ad un vero processo di convergenza da troppo tempo. Certo, la situazione non è paragonabile al 2011-12 ma le carenze principali che portarono a quella crisi sono ancora lì. Ricordate le recenti parole di Draghi in merito alla “divergenza permanente“?

Le domande a cui l’Europa, con una certa astuzia, non ha ancora fornito risposta sono: il debito della Grecia sarà ridimensionato oppure no? Qualora la risposta fosse affermativa: in che modo? Questo chiede la Grecia, poi sul resto si può trattare. Come scritto in precedenza le distanze fra le parti non sono solo di ordine relativo sui contenuti della trattativa (quanta IVA, quanto avanzo primario,…) ma anche di ordine assoluto sull’interpretazione degli elementi essenziali del contesto della trattativa (la natura del debito e la sua sostenibilità, la crescita e il rigore). Quindi, prima ancora di accettare un contenuto o l’altro occore che una delle parti si pieghi alla prefigurazione del “contesto” dell’altra (da qui gli scenari di crisi di governo e di nuove elezioni in Grecia…).

La situzione di stallo si è talmente protratta ed esasperata che difficilmente può prolungarsi sino al 30 giugno senza pesare significativamente sui mercati e sulla pazienza dei depositanti greci. Difficile a questo punto anche impostare un mini accordo che consenta di posticipare la resa dei conti di qualche mese. Occorre poi considerare che ogni giorno in più di stallo confonde e logora vieppiù l’opera di Draghi e degli altri banchieri centrali.

Forse è ormai più questione di ore che di giorni….

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