Il nostro silenzio era dovuto per rispetto a mercati particolarmente compiacenti a cui piaceva non pesar nulla, essere dimentichi di tutto. Rompiamo qui il silenzio perché la compiacenza si è appannata. Non è un allarme generale ma la sottolineatura di un altro evento stile “15 ottobre” che può suggerire a orecchie attente almeno un po’ di moderazione e fornire elementi utili a meglio definire il contesto.
Gli USA viaggiano ad una media PIL del 2,5% scarso e pensavano (il tempo al passato non è casuale) di alzare i tassi e si è fatto strada un dubbio… e se dovessero affrontare un’inattesa recessione? Quali strumenti resterebbero alle autorità monetarie per mitigarne gli effetti? Anche il Regno Unito sta vivendo una buona fase di ripresa ma lo fa in deficit… con i tassi ai minimi e il QE fatto… come potrebbe affrontare un’inattesa recessione? Anche la BoE sembrava indirizzata ad un rialzo dei tassi… sembrava.
Dopo anni di Quantitative Easing (QE) gli USA ci offrono ancora dei PIL troppo anemici per giustificare le troppe lodi profuse alle politiche monetarie ultra espansive. Certo, molto dipende dal fatto che quelle politiche han cominciato a farle un po’ tutti annullandone gli effetti reali (sull’economia) ed esasperando gli effetti nominali (bolle sparse in giro per il globo). È il discorso dei lanci e rilanci che chi ci legge da un po’ dovrebbe avere ben presente. Così, dopo la mossa di Draghi, ora sono proprio i mercati americani in difficoltà alle prese cioè con un cambio forte che ne condiziona negativamente la ripresa (si vedano gli ultimi dati economici sul deficit commerciale…). Dati USA in peggioramento allontano il rialzo dei tassi e fanno presagire ad alcuni addirittura una ripresa del QE da parte della Yellen. Una “droga” quella dei QE da cui non sembra esserci exit strategy volontaria che tenga. Dall’altro lato del Pacifico Kuroda si chiama fuori e aspetta una mossa della FED anche perché la BoJ ha già fatto molto in termini di misure straordinarie e con scarsi risultati. Le remore di Kuroda evidenziano forse una certa consapevolezza dei rischi insiti nell’insistere ulteriormente su altre misure ultra espansive.
Intanto la Yellen prova a mettere un minimo di freno alle esuberanze esprimendo pareri in merito alle valutazioni azionarie considerandole “generally quite high” e aggiungendo “there are potential dangers there” (vedi). La FED cerca di mantenere credibile la possibilità di rialzo dei tassi entro l’anno… cerca.