A sorpresa Kuroda porta qualche dolcetto a dei mercati in affanno. La decisione della BoJ di aumentare il suo Quantitative and Qualitative Easing QQE fino a 80 trillion di Yen (dai 60-70 precedentemente previsti) compensa in parte la conferma della decisione della FED, di qualche giorno fa, di porre fine ai suoi acquisti mensili. Noi che scriviamo parole prudenti non credevamo possibile tanta temerarietà.
La scelta di aumentare l’intensità del QQE e di accentuarne il suo carattere “speculativo” (si progetta di acquistare più azioni e fondi immobiliari) va in aiuto di un’Abenomics sempre più in difficoltà cercando di ricreare uno shock positivo sulle aspettative dei mercati, cercando fors’anche di anticipare quelle evidenze negative che la prima manovra dell’Aprile 2013 cominciava a palesare. In più, ma questo era più prevedibile, Kuroda estende il suo QQE oltre i due anni inizialmente previsti confermando un obiettivo temporale più ambiguo “the Bank will continue with the QQE, aiming to achieve the price stability target of 2 percent, as long as it is necessary for maintaining that target in a stable manner“. Quest’ultima è un’espressione presente nei comunicati della BoJ da tempo, la differenza aggiunta è nell’interpretazione del Governatore circa l’approssimarsi o meno all’obiettivo di inflazione posto. Da venerdì, contrariamente a quanto riteneva prima, Kuroda dice di vedere l’obiettivo del 2% più lontano, da qui la necessità di ulteriori misure ultra (super) espansive. E’ quindi un incremento parziale… non i 780 miliardi di dollari che strombazzano i giornali… ma comunque sufficienti a rianimare i mercati… per ora. Tutto ciò concede un po’ di tempo a Draghi… e non solo a lui.

Il sollievo-dolcetto è arrivato da quel Kuroda che già tanto aveva fatto, raddoppiando la sua base monetaria. La manovra va ad aggiungersi a quella del Government Pension Investment Fund che ha deciso, su pressioni governative, di modificare le linee guida della composizione del suo portafoglio più in favore dei mercati azionari (nazionali ed esteri). Si poteva pensare che aumentare il peso della componente azionaria in un fondo pensione pubblico al 50% fosse troppo anche per il disperato Giappone… ci si sbagliava. Persino il WSJ considera la decisione “dramatic” ed in contrasto con le scelte degli altri fondi pensione internazionali. Se non altro la doppia manovra (BoJ + GPIF) fornisce quella materia prima, i titoli di stato, che cominciava a scarseggiare sul mercato obbligazionario giapponese (paradossalmente diventato assai illiquido).

La decisione del BoJ è stata giustificata dalla stessa come la volontà di rafforzare le spinte inflazionistiche che sembravano già indebolirsi. Vi era poi la necessità di aiutare il Governo Abe nel poter procedere ad ulteriori aumenti nell’imposizione fiscale finalizzati a rendere più “sostenibile” il debito pubblico del Sol Levante. Evidentemente risulta sempre più difficile mantenere l’equilibrio fra manovre espansive, realtà economica ed “effetti collaterali”. Dalle difficoltà derivano poi ulteriori manovre espansive sempre più invasive e sempre meno efficaci. E così via…

Il dolcetto è il proseguimento del QQE… e lo scherzetto? La decisione della BoJ è stata presa con una maggioranza risicatissima (5 contro 4) un segno che Kuroda ha raggiunto il suo limite? Difficile andare oltre… è già cosa assai insolita che una Banca Centrale decida una simile misura a maggioranza relativa. Le autorità monetarie hanno sempre poggiato la terzietà delle loro decisioni proprio, o almeno, sull’unanimità della decisione. Si tenga presente poi che una decisione a maggioranza relativa amplificherà le polemiche politiche già presenti, soprattutto in merito al consistente (per alcuni eccessivo) indebolimento dello Yen. Nei fatti Kuroda è riuscito a forzare la mano ma quanto margine ha ancora?

Timori e necessità. La forte volatilità a cui abbiamo assistito nelle ultime settimane deve aver sparso nei vari Board delle Banche Centrali una certa inquietudine. Il legame fra Quantitative Easing e andamento dei mercati è ormai evidente. La fine del QE-eternity della FED rischiava di aumentare le turbolenze sui mercati. Le indecisioni della BCE non aiutavano. Alla fine è toccato all’autorità monetaria più esposta fare qualcosa andando oltre a ciò che era già stato definito “unprecedentedly large monetary-stimulus program“. Un Kuroda, è bene non dimenticarlo, che è stato insediato alla BoJ proprio per sostenere l’Abenomics, ad essa è quindi legata la sua credibilità. Timori, quasi disperazione, che diventano necessità.

Ricomincia il gioco dei rilanci. Ora è la BoJ che cerca di esportare deflazione a danno altrui. La svalutazione dello Yen a quanti creerà problemi? chi costringerà a reagire? Difficilmente gioverà a Cina e Germania, entrambe già in difficoltà. E, in maniera derivata, che possibilità resta all’Area Euro di sopravvivere nella sua attuale conformazione? Pensare che una Germania in disagio economico faciliti la linea “non rigorista” è probabilmente una speranza mal riposta, non tiene conto della storia e della cultura di quel paese.

Come scrivevamo nel precedente post… “Se (…) le Banche Centrali dovessero continuare ad elargire liquidità non è comunque detto che l’efficacia delle stessa risulti sufficiente a sostenere gli attuali livelli di propensione al rischio, già a livelli assai elevati. Al più, si tratterebbe comunque di guadagnare un altro po’ di tempo…”.

I tassi dei principali debitori statali intanto sono ulteriormente scesi. Nuvole all’orizzonte della crescita globale. Forse la trappola dei tassi bassi sta diventando un po’ più instabile… ma sopravvive ancora.

Da qui in poi è bene far attenzione a ciò che si desidera.

Piaciuto l’articolo? Condividilo!