Qingdao (Zona Speciale di Sviluppo Economico dal 1984) si trova nello Shandong ed è uno dei principali porti cinesi (terzo scalo marittimo) situato a presidio dello stretto della baia di Jiaozhou (dove si trova anche uno dei ponti più lunghi al mondo…). Storicamente forti i legami commerciali con la Corea del Sud.
Leggiamo da Reuters (1 e 2) di un’indagine delle autorità doganali nel porto di Qingdao (Cina) su presunte mancanze di stock di metalli (rame, metalli ferrosi e alluminio). Normalmente questi stock di metalli depositati in dogana sono finalizzati ad ottenere crediti presso banche estere (si citano nomi come Citigroup, Standard Chartered, Bnp, Abn…). Il sospetto è che vi siano state false documentazioni utili ad ottenere più finanziamenti dallo stesso stock di merci…
Da Reuters: “Xinhua news agency reported that the port had said it was investigating whether iron ore warehouse receipts were fraudulently used multiple times to raise finance by different banks” e poi ancora “The tumult has revived concerns that first surfaced in March, when China’s first domestic bond default fuelled fears of further financing woes and triggered one of copper’s steepest drops in years, with prices tumbling 8 percent in three days“.
La gravità del fatto risiede nella facilità (pare attraverso “fotocopie”) con cui la frode sembra essere stata perpetrata. Indice di credito concesso in modo talmente indiscriminato da risultare sostanzialmente fuori controllo? Difficile valutare l’entità dei possibili danni ma se il calo del prezzo del rame (e di altri metalli) sul mercato mondiale è un buon proxy… beh questo è sicuramente un tema da tenere sotto controllo. Certo il calo del rame  risente anche di altri fattori come il calo dell’attività cinese che però rischia di essere solo un altro aspetto dello stesso circolo vizioso.
La possibilità di indebitarsi utilizzando merci (non solo metalli) a garanzia non è nuova ed è ragionevole pensare che proprio la Cina, cuore della produzione mondiale, sia un attore di primaria importanza in questo ambito. Se si tiene poi conto del fatto che sino a febbraio gli operatori cinesi godevano del privilegio di una moneta che tendenzialmente si apprezzava il che consentiva di coprire parte dei costi del finanziamento (compresi quelli di giacenza delle merci nei depositi).
Le autorità cinesi, forse consapevoli dei rischi, hanno nelle ultime settimane avviato un’azione di pulizia di tutte le operazioni legate al credito per le importazioni intensificando il regime dei controlli. Forse il dato deludente sulle importazioni cinesi di lunedì in parte già risentiva di questi fattori che in un certo senso possiamo considerare tutti “restrittivi” per il credito. Potrebbe essere sempre più difficile nei prossimi mesi distinguere ciò che sarà dovuto al calo di attività economica in senso stretto e ciò che sarà dovuto al rarefarsi delle fonti di finanziamento. Quali delle due concause determinerà gli effetti più recessivi?
Intanto si contano le prime vittime. Da Reuters: la “statale” Citic Resources Hld Ltd, primario fornitore cinese integrato di materie prime, sulla piazza di Honk Kong ha perso questa mattina quasi il 10% proprio in conseguenza della questione Qingdao. Nello stesso articolo di Reuters si fa riferimento a dubbi sul coinvolgimento di un secondo porto, quello di Penglai. Dal WSJ: “Qingdao’s copper inventory is about 50,000 tons, compared to 800,000 tons in Shanghai, analysts say. There’s “little evidence” for now that traders in Shanghai fraudulently have pledged collateral to banks, said Sijin Cheng, an analyst with Barclays Research in Singapore“.
Quanto succede in Cina rimane un tema centrale del 2014 (vedi, anche).

Prezzo in USD del future sul rame sul London Metal Exchange (LME):                         (fonte: Bloomberg)

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