La vera domanda che bisognerebbe porsi in questo ultimo periodo è… perché i tassi dei principali titoli di stato, soprattutto sulle lunghe scadenze, sono tornati a scendere? Certo l’aspettativa del QE di Draghi potrebbe in parte fornire una motivazione ma non in modo adeguato anche perché l’attesa (frustrata) è in piedi dall’autunno scorso… Ma allora?
In fondo il 2013 non è stato caratterizzato proprio dal rialzo dei tassi (vedi) dovuto al cambio di strategia della FED (tapering)? Perché ricredersi? Forse la ripresa negli USA non è così solida come si pensava (e i dati sul mercato immobiliare vanno letti in questo senso)? La discesa dei tassi è contraddittoria visti gli attuali rendimenti perché, salvo ripensamenti, il sostegno della FED ai mercati andrà via via affievolendosi facendo venir meno uno dei compratori importanti del mercato. Inutile qui rimarcare l’importanza del quantitative easing (QE) americano per la crescita dei mercati negli ultimi cinque anni. Eppure i decennali e ancor più i trentennali USA stanno scendendo… Considerando poi che da tempo quasi nessuno nutre particolari attese inflazionistiche la discesa dei tassi a lunga potrebbe forse essere spiegata più appropriatamente da una minor speranza in significative accelerazioni nella crescita globale. I mercati obbligazionari sembrano non credere ad un ripresa mondiale adeguata nei prossimi mesi.
In termini più generali probabilmente l’equilibrio fra attese (risk on) e paure (risk off) si sta spostando più a “favore” delle seconde. Non che manchino i motivi… (Ucraina, Vietnam, elezioni europee, Giappone, Cina, etc. ). L’esuberanza di molti titoli e mercati potrebbe essere un’altra leggittima fonte di timori. E’ sempre difficile comprendere quando ci si trova in una situazione di “esuberanza” è quando questa si va esaurendo. Certo i segnali anche da questo punto di vista non mancano…

  1. Il ciclo dei vari quantitative easing globali sembra esaurirsi (qui tendiamo ad essere scettici in merito alla reale applicabilità del QE europeo);
  2. Le difficoltà dei mercati emergenti e della Cina non sono passeggere ed è ragionevole ritenere che influiranno negativamente sull’andamento della crescita globale. Il rischio di una crisi creditizia in alcuni paesi, fra cui la Cina, è ancora significativo. E’ bene notare poi che molti indici azionari emergenti sono su valori storicamente “alti” per cui lo spazio per ulteriori correzioni non manca…;
  3. Per quanto riguarda i paesi sviluppati il seguente grafico forse fornisce maggior evidenza di mille parole:
    (grafici dello S&P500, del Nasdaq Comp e del DAX – fonte: Bloomberg)

I dati economici che usciranno nei prossimi mesi potranno forse dirci qualcosa in più, come ad esempio:

  • Quanto ha fallito l’Abenomics? Il Giappone, in deficit ormai strutturale con l’estero, potrà far realmente affidamento su una ripresa della domanda interna? Quale e quanto sarà l’impatto depressivo della recente manovra fiscale (tre punti di IVA in più) sull’economia?
  • La Cina riesce a mantenere il suo rallentamento entro un percorso di soft landing senza subire una crisi del credito? La svalutazione dello Yuan rimarrà contenuta?
  • Le tensioni geopolitiche si “stabilizzeranno”? (Ucraina, Isole del Pacifico, Siria, Libia, Egitto, Turchia ….)
  • Il ritmo della crescita globale rallenterà o prenderà finalmente slancio?
  • etc.

I mercati sembrano accreditare a Draghi un taglio dei tassi ma non un quantitative easing in grande stile. Senza sorprese da Draghi e senza altre manovre ultra espansive di politica monetaria all’orizzonte i mercati dovranno fare i conti con la realtà economica e la liquidita esistente. Una liquidità che, visti i rendimenti, creerà molta competizione fra asset class. La recente asta “deboluccia” di bund decennali racconta di una liquidità che può rapidamente divenire esigente. La trappola dei tassi bassi con volatilità compressa ai minimi (su azioni, obbligazioni, etc.) non può durare a lungo, per tutto il pianeta. La giapponesizzazione della totalità dell’attuale sistema globale per un periodo prolungato non è credibile. La liquidità è esigente. L’industria della Finanza può vivere, soprattutto con le Banche Centrali che “coprono le spalle”, di una volatilità che si azzera e di tassi che si azzerano… ma non a lungo, non per sempre.

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