Animati da una affannosa ricerca del rendimento vediamo sempre meno i rischi a cui questa ci espone. Dimentichi del passato ci fidiamo di ciò che ci ha deluso non molto tempo fa. La repressione finanziaria delle Banche Centrali sta riuscendo nel suo scopo: farci comprare debiti insostenibili a prezzi (tassi) ridicoli.
Ah…. ma io compro le azioni! Già le azioni che sono lo specchio di quali prospettive di utili? La moneta stampata dalle Banche Centrali sostiene i prezzi dei debiti statali e costringe la ricchezza vera ad assumersi sempre più rischi a causa dei tassi prossimi allo zero. Il free risk non esiste o poco credibile. Così la ricchezza gonfia i prezzi delle attività finanziarie (e in alcuni luoghi degli immobili) a livelli irragionevoli. Finché si stampa… dura. Forse. Perché presto, per mantenere il ritmo, le Banche Centrali dovranno comprare anche i debiti corporate e poi gli etf azionari… La ricchezza avrà in mano titoli che varranno nominalmente di più ma espressi in valute che varranno sempre meno. Nessun contrattempo (cigno nero) finanziario potrà essere tollerato… il sistema non reggerebbe l’urto perché, con i tassi a zero e le Banche Centrali che hanno stampato l’impossibile, non resterebbero strumenti utili a fronteggiare le avversità. Le azioni di società che operano in un contesto di depressione economica potranno là dove le onnipotenti Banche Centrali potrebbero fallire?
In questo contesto non stupisce che i professionisti dell’ottimismo finanziario, nel tentativo di magnificare la prosperità futura e duratura, scrivano: “I grandi rialzi di Eisenhower, di Kennedy, di Reagan, di Clinton e di Bush hanno avuto ampie durate e dimensioni e questa volta non sarà diverso” (Rosso&Nero). Già… come se i periodi storici citati fossero anche solo vagamente accostabili a quello attuale. Cicli di crescita e complessità completamente differenti. Motivazioni economiche alla base dei diversi rialzi molto differenti per natura, credibilità e prospettive. Quello che stiamo vivendo è un cambio di paradigma non una mera crisi congiunturale.
Forse è bene mantenere un certo scetticismo anche perché, facendo un semplice esercizio di memoria, gli stessi inguaribili ottimisti sopracitati avevano a suo tempo scritto: “E’ probabile che le borse abbiano visto il minimo dell’anno e si avviino adesso, dopo il rialzo di sollievo di queste ore, su un percorso di lento recupero. La produzione industriale globale è in graduale ripresa. Non sarà all’altezza delle attese di inizio anno e non ci sarà niente di spettacolare da nessuna parte, ma il segno sarà positivo”. Siamo alla fine del giugno del 2011. Ricordate cosa è successo poi in luglio? L’inguaribile ottimista continua poi con… “Se potessi, dice Larry Fink di BlackRock, starei al 100 per cento in azioni. E’ difficile trovare argomenti per dargli torto. Le materie prime si trovano in una condizione di sostanziale equilibrio tra domanda e offerta e in ogni caso sono sorvegliate a vista dai governi, come abbiamo visto con il rilascio di riserve di petrolio. I governativi americani o tedeschi rendono pochissimo e da questo punto in avanti, pur escludendo un bear market, non daranno capital gain. L’oro, dal canto suo, dovrà vedersela, almeno nei prossimi due mesi, con un’inflazione con segno negativo e con la fine del Qe2” (Rosso&Nero). Sappiamo cosa è successo da lì a poco… per questo è bene conservare il dubbio. Ma alla fine non aveva del tutto torto… vero… in effetti per le azioni… però solo grazie a Draghi ed Abe. Un “dettaglio” non da poco…
Nessuno ha la “palla di vetro” o capacità divinatorie… e non si vuole qui criticare l’ottimista ma solo ricordare che le fasi di rialzo prolungato spargono tanto ottimismo, forse troppo e si rischia di ritrovarsi con un pugno di mosche quando la festa finisce. Soprattutto quando la fase rialzista poggia sulle manovre ultra-espansive di Banche Centrali disperate. Queste ultime non sono la realtà economica, non creano ricchezza vera e hanno il solo obiettivo di guadagnar tempo. Il “dettaglio” delle misure ultra-espansive è fondamentale perché è ciò che ha sostenuto i mercati negli ultimi anni. Senza quantitative easing (QE) quante banche sarebbero fallite? Senza Abenomics non solo non avremmo assistito al prodigioso rialzo del Nikkei ma anche i recuperi dei mercati obbligazionari europei sarebbero stati più… incerti… e i mercati azionari statunitensi meno brillanti. Senza quel QE verbale che solo Draghi sa propinare tutto si sarebbe incrinato prima. Questo lo dice anche la FED quando non può non ammettere di dover tener conto nelle sue scelte di politica monetaria delle “financial conditions” (vedi). Ed ora siamo nuovamente nello stallo traballante di un mese fa… anzi con la crisi dell’Ucraina siamo messi un pochino peggio… Chi fornirà altra benzina ai mercati? Perché stiamo (o stavamo?) andando ai 200 all’ora e se la benzina finisce… senza contare che il motore è già su di giri da un po’ ed è già surriscaldato… (vedi gli effetti sugli Emergenti e sulla Cina). Draghi… hummm… questa volta rischia di essersi fatto pregar un po’ troppo. Certe incongruenze economiche, certe guerre valutarie e certe manovre espansive a scapito altrui rischiano di trasformarsi in traumi geopolitici più costosi e molto meno gestibili delle pur profonde crisi economico-finanziarie. A meno che…

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