La decisione della BCE di lasciare invariati i tassi e di non procedere con alcuna forma di quantitative easing, pur non escludendo azioni “se necessario”, comporta un ulteriore passo avanti nell’attuazione di una progressiva uscita (exit strategy) dalle manovre ultra-espansive sin qui adottate dalle Banche Centrali. La BCE sta ignorando la tendenza deflattiva che pesa sull’economia della zona Euro (evidentemente Münchau non li ha convinti…). L’impressione è che, per quanto voglia, Draghi non possa adottare manovre aggiuntive se non spinto da contesti connotati da forte instabilità.
Alla mossa della BCE i mercati hanno reagito con un indesiderato rafforzamento dell’Euro rispetto a molte valute (cosa per nulla piacevole soprattutto per paesi periferici dell’area Euro). In particolare il dollaro ha superato quota 1,39 riportandosi poi a 1,387 solo grazie ai dati relativi al mercato del lavoro USA migliori delle attese. Una soglia pericolosa quella di 1,38 toccata più volte negli ultimi mesi ma mai oltrepassata in modo stabile. Un dollaro troppo debole non è una buona notizia perché implica altra benzina sul fuoco delle guerre valutarie. Questo potrebbe significare anche ulteriori problemi per i mercati emergenti che vedono sfumare con l’indecisione di Draghi la possibilità di liquidità aggiuntiva che poteva sostenere un loro auspicabile recupero.
Anche lo yen si è svalutato rispetto al dollaro (superando quota 103), un deprezzamento che nelle ultime settimane ha sostenuto i mercati azionari… ma i tassi erano tranquilli (vedi). Erano. Si può infatti osservare che dopo l’annuncio delle (non) scelte della BCE tutti i tassi decennali dei principali titoli di stato globali siano aumentati (compresi quelli italiani) interrompendo la fase di sostanziale ribasso a cui si è assistito da inizio anno. Così il decennale americano è tornato a quota 2,80 ma anche quello giapponese è risalito sopra quota 0,60. Tutti elementi che riportano alla memoria gli scenari dell’estate 2013. Anche se… la crisi ucraina, per nulla superata, potrebbe paradossalmente calmierare i rialzi dei tassi… almeno per un pò.
Più difficile valutare l’impatto della mossa di Draghi sui mercati azionari che in questo momento svolgono una funzione di ultima (o residuale) spiaggia per i cercatori di rendimento. Almeno finché le attese positive superano le paure (post). Più ardua la valutazione perché, se da un lato apparentemente la preferibilità delle azioni non viene meno, dall’altro il mancato intervento della BCE potrebbe portare ad un deterioramento ulteriore di molte variabili globali che finiranno per incidere su una crescita globale già debole. Quindi nel medio termine i mercati azionari dovranno reggersi, in modo sempre più esclusivo, sulle gambe dei dati reali dell’economia. Se la exit strategy continuerà i prezzi delle attività finanziarie si dovranno di conseguenza adeguare a credibili aspettative di utili.
Il corridoio di uscita dalla trappola di liquidità è stretto. Guerre valutarie e tassi in salita anche nei mercati sviluppati rischiano di trasformare la exit strategy in qualcosa di molto instabile e poco piacevole. Se l’economia accelera i tassi potrebbero salire altrettanto rapidamente compromettendo la salute dei molti debitori globali esistenti. Al contrario una discesa marcata dei tassi, se è ancora possibile, può avvenire solo in virtù di tensioni internazionali oppure grazie ad altre, sempre più massicce, misure ultra-espansive. Questa è la trappola.

Rimane come osservato speciale il mercato del credito cinese. Le recenti notizie sul mercato dei trust (vedi) e dei bond (vedi e anche) non sono rassicuranti. Non è per nulla che PBOC le stia provando tutte per scoraggiare una eccessiva crescita del credito… compresa la svalutazione “controllata” dello Yuan (per limitare gli afflussi di capitale). Fresco, fresco il dato il dato sulla bilancia commerciale cinese: demoralizzante (in deficit a causa di un calo pronunciato delle esportazioni e di un aumento delle importazioni). Forse anche il forte calo del rame (che negli ultimi anni è stato considerato un indicatore di salute dell’economia cinese) va letto in questo senso… C’è del marcio in Cina e qualcuno comincia a nutrir qualche timore…

Piaciuto l’articolo? Condividilo!