Riportiamo due significativi passi tratti dalla Rassegna trimestrale BRI incentrata sulle economie emergenti:
“Si è inoltre intensificata la percezione di un aumento dei rischi finanziari. In parte, questa percezione è stata alimentata dalle tensioni politiche in una serie di paesi, ma hanno pesato molto anche le condizioni finanziarie di fondo. A gennaio il settore bancario ombra cinese ha sfiorato l’insolvenza, mettendo in allarme gli operatori di mercato. L’importanza crescente di questo settore è stata evidenziata dal raddoppio, negli ultimi 18 mesi, del volume di credito erogato dai soggetti non bancari cinesi, che ha raggiunto un quarto del credito totale del paese. Più in generale, parallelamente all’espansione dei bilanci, la capitalizzazione delle imprese non finanziarie e delle banche nelle economie emergenti ha subito un deterioramento. Il rapporto medio tra capitale proprio e dimensioni totali di bilancio nella regione è sceso in modo graduale ma costante dal 2010 alla fine del 2013″.
Argomenti non nuovi quelli della BRI per i nostri lettori (vedi). In particolare in merito alla Cina bisogna tener presente che persiste, dalla prima metà di febbraio, una tendenza svalutativa dello Yuan contro il Dollaro USA (il cambio USD:CNH è ormai prossimo a quota 6,20). Una svalutazione della valuta cinese che inizialmente potrebbe aver contribuito a un utile raffreddamento dei tassi Shibor; un effetto che però negli ultimi giorni sembra scemare. La questione è se credere alla versione ufficiale secondo cui la svalutazione è voluta dalla Banca Centrale Cinese (PBOC) per scoraggiare afflussi speculativi (che sfruttavano la costante rivalutazione dello Yuan) oppure per inserirsi e adeguarsi al clima di guerra valutaria in corso fra paesi emergenti e fra questi e i paesi che hanno utilizzato lo strumento delle politiche ultra-espansive. Se prevalesse la prima versione dovremmo vedere il cambio della valuta cinese stabilizzarsi anche se ad una volatilità media più ampia di quella registrata negli ultimi anni. La seconda interpretazione invece avrebbe effetti molto più destabilizzanti per l’economia globale (a causa delle inevitabili azioni e reazioni che implicherebbe). La Cina rimane sorvegliato speciale…

Con riferimento ai mercati emergenti in senso ampio nella Rassegna della BRI si legge anche… “Nondimeno, il prolungato periodo di tassi di interesse bassi ha alimentato un rapido accumulo di debito in diversi paesi. In un contesto simile, l’innalzamento dei tassi, abbinato a un indebolimento delle prospettive economiche, potrebbe scatenare una correzione disordinata degli squilibri finanziari rendendo più oneroso il servizio del debito per mutuatari sovraindebitati”. A questo pensiamo quando parliamo di trasformazione di crisi valutaria in crisi creditizia…. (vedi)

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