Riportiamo tre grafici (costruiti utilizzando dati Bloomberg) utili a fornire qualche spunto di riflessione:

PRIMO: Un confronto grafico fra l’indice S&P 500 e la fiducia dei consumatori USA (linea verde). Si può notare un certo affievolimento della correlazione fra i due indici nel corso dell’ultimo ciclo azionario rialzista. La causa è da ricondurre alle politiche monetarie ultra espansive della FED. Politiche che hanno però difettato per efficacia nel loro obiettivo di trasformare l’effetto ricchezza prodotto nei corsi dello S&P 500 in corrispondenti aumenti della fiducia dei consumatori e di consenguenza in aumenti di spesa privata.

analisi 1

SECONDO: Un confronto fra l’adamento del cambio Euro/$ (linea gialla) e il tasso decennale dei titoli di Stato Statunitensi (linea bianca). Come si può evincere dopo il 2008 si è instaurata una sorta di “somiglianza” che non sarebbe errato definire contraria alle normali logiche economiche (in cui, se aumento il tasso, il cambio si apprezza e non viceversa). Un’altro effetto collaterale dei vari QE?

analisi 2

TERZO: Per ultimo proponiamo il confronto più ardito, una sorta di rilettura spannometrica degli ultimi due cicli dello S&P 500. Pensando a ciò che può aver “aiutato” l’indice S&P 500 a crescere in modo sostenuto nel periodo 2003-2007 e in quello attuale (2009-?) si potrebbe ottenere questo risultato:

analisi 3

dove la linea verde è il totale del nozionale sottostante negli scambi di derivati OTC (Over The Counter) e quella viola e la base monetaria statunitense (frutto delle diverse manovre ultra-espansive)
L’innovazione finanziaria ha sicuramente agevolato la bolla del credito 2003-2007 e lo sviluppo dei derivati ha agevolato entrambe, per cui lo “sviluppo” dell’ammmontare dei sottanti gli scambi in derivati può ben essere utilizzato come motore-sintesi della bolla azionaria del periodo considerato.
La crisi del 2007-08 cambia tutto, anche per gli “esuberanti” derivati, e senza il provvidenziale intervento delle Banche Centrali chissà come sarebbe andata a finire… Si noti come l’intervento della FED abbia probabilmente “salvato” non solo i mercati azionari ma anche i più pericolosi mercati dei derivati. Il maggior pericolo risiede nell’effetto “leva” che forti scossoni nei mercati dei derivati possono produrre.
Se l’interpretazione data è corretta, la FED può essere di conseguenza considerato il motore-sintesi dell’andamento dei mercati obbligazionari, e qui siamo quasi nella normalità, ma anche dell’andamento dell’indice S&P500, degli altri indici azionari e, forse soprattutto, dei mercati derivati. “Soprattutto” nel senso del maggior pericolo che sopra si citava. Quante cose di cui tener conto prima di fare un qualsiasi passetto verso la exit strategy…

Intanto il sentiment attuale è… Bull Market Shows No Sign of Death With Yellen Support

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