La BCE, sostanzialmente a sorpresa, ha tagliato nuovamente i tassi e ha esteso sino al 2015 tutti gli strumenti unconventional di liquidità a breve messi a disposizione del sistema. La sorpresa sta nel fatto che fino a una settimana fa veniva declamato l’arrivo della ripresa. Ma allora perché consumare una delle ultime “cartucce” a disposizione della BCE? La narrazione ufficiale della crescita che stava prendendo quota era quindi fondata solo su auspici. Comunque in linea con gli scenari ipotizzati nei nostri ultimi due post (1 e 2) l’Europa sta cercando di sopperire ai “danni” generati dal tentativo estivo della FED di intraprendere una sorta di exit strategy. Evidentemente il quantitative easing verbale di Draghi non bastava più… la realtà (e non la narrazione) richiedeva qualcosa di più: si arriva così al taglio dei tassi, nonostante i mugugni tedeschi.
Con la scelta di Draghi si continua nei fatti con la linea delle misure ultra-espansive (per la storia della BCE l’ultimo taglio dei tassi può essere ben considerato come tale). La sorpresa di settembre di Bernanke e quella di giovedì di Draghi sembrano un mesto tentativo di riprendere il controllo di una situazione che sta sfuggendo di mano. L’effetto è stato quello di confondere i mercati: come puoi fare forward guidance promettendo trasparenza, coerenza e credibilità e poi lanciare segnali contradditori al mercato?

Teoricamente la giustificazione della mossa di Draghi dovrebbe risiedere nella paura di una deflazione in Europa. In realtà, a forza di dirottare liquidità sui mercati finanziari, con lo scopo di sostenere debitori zombie, quel che si sta ottenendo sino ad oggi è impedire all’economia europea di uscire dalla deflazione. Detto altrimenti… come si concilieranno nel prossimo futuro il forte inflazionamento dei prezzi su alcuni mercati finanziari e la deflazione dell’economia reale? Se i tassi reali, anche in presenza di politiche espansive, dovessero salire per i debitori sarebbero comunque dolori; non è questa una prospettiva poi tanto improbabile.
Lo sforzo delle Banche Centrali può essere perseguito all’infinito solo a livello teorico. Nel concreto si potrebbe ritenere come ragionevole lo scenario in cui i mercati, ad un certo livello di accumulo di debiti nominali, inizino a richiedere un premio al rischio aggiuntivo, progressivamente crescente, sugli stock più sproporzionati (vedi).

Sempre nell’ottica del tapering/non-tapering, si immagini l’effetto che avrebbe avuto sui mercati il solo dato del PIL USA, altrettanto sorprendente (praticamente incredibile) e sopra le attese (2.84% contro un 2% atteso), senza il taglio BCE…

Se fra dieci giorni i tassi decennali sui titoli di Stato dei principali debitori mondiali non saranno significativamente scesi… preoccupatevi. Se lo faranno troppo… anche.
Se i 22 mld di domanda per il BTP Italia sono un indicatore di consapevolezza… auguri… è sui “figurati se” che si sono costruiti i peggiori disastri finanziari.

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