Il contesto dei mercati resterà probabilmente “tranquillo” da qui a Natale; nessuno ha interesse a disturbare i consumatori nel periodo prenatalizio. Dollaro (non svalutante) e/o tassi (non crescenti) permettendo. E non è poco… Navighiamo in acque apparentemente tranquille ma gli strumenti utilizzati per ottenere questo risultato sono talmente unconventional che non è irragionevole attendersi degli approdi alquanto “innovativi”.
Registriamo dichiarazioni FED, in seguito alla riunione FOMC del 30/10, connotate da un discreto livello di ambiguità. Confermata la linea di condotta, adottata a sorpresa lo scorso settembre, in cui la FED oltre a farsi guidare dall’andamento della disoccupazione e dell’inflazione terrà ancora conto dei financial developments. Linea nella sostanza timorosa ma possibilista come confermato da frasi del seguente tenore: “Asset purchases are not on a preset course, and the Committee’s decisions about their pace will remain contingent on the Committee’s economic outlook as well as its assessment of the likely efficacy and costs of such purchases”. La FED ci tiene comunque a rassicurare che, quando il quantitative easing sarà concluso, la politica dei tassi resterà accomodante a lungo. Questa forse, accelerando in un ragionamento quasi paradossale, è la notizia più brutta contenuta nel documento, avendo memoria delle cause all’origine della crisi 2007-08. Come si può impostare una exit strategy se ci si aspetta una debolezza economica perdurante? La FED promette tassi bassi a lungo perché probabilmente si attende al più una crescita “moderata”, non dissimile da quella attuale, per un periodo sufficientemente lungo… ma allora da dove arriveranno l’inflazione e l’occupazione che consentiranno la exit strategy? Dai financial developments? ossia dai c.d. effetti collaterali…?
Non stupisce che da più parti si prevedano, nonostante quanto accaduto questa estate, ulteriori quantitative easing o ulteriori tagli dei tassi, magari e soprattutto in Europa. Non stupisce… ma non rassicura, se non nel breve termine.

In Cina mercati azionari e tassi Shibor (vedi) si possono considerare non entusiasmanti ma con volatilità che non destano per ora allarme. Si attende la sessione politica di novembre per comprendere quali innovazioni strutturali la classe dirigente cinese vorrà intraprendere.

Le sofferenze creditizie del sistema bancario greco non accennano a diminuire, non è difficile prevedere ulteriori necessità finanziarie per diverse banche locali. Il livello dei crediti non performing (NPL) ammonterebbe ora a 65 mld di Euro, il 30% del totale; erano il 25% nel 2012 e il 18% nel 2011. Le banche non riescono nemmeno a disfarsi dei crediti in sofferenza perché il prezzo offerto sarebbe troppo basso (vedi 1 e 2). Il tema degli NPL non è un’esclusiva greca ma riguarda altri paesi europei in cui sono solo cresciuti negli ultimi anni: Irlanda, Spagna e … Italia.
Dopo più di un mese la Troika torna in Grecia per concordare con il Governo le ennesime misure utili a far apparire il debito greco vagamente sostenibile. Quanto costerà il maquillage all’economia greca?
Nel frattempo il Governo portoghese ha varato una nuova manovra di austerità, dopo diverse bocciature della Corte Costituzionale, nel tentativo di rispettare gli accordi intercorsi con la Troika nel 2011.
Per la Francia l’ultimo dato sull’indice PMI (sotto 50) conferma una tendenza di indebolimento complessivo per l’economia transalpina.
Sorvoliamo sugli ultimi dati dell’occupazione europea… e il panorama non è piacevole. Corde che vengono ancora tirate sperando nella loro tenuta…

Le cinque Banche Centrali principali (FED, BCE, BoJ, BoE, Bank of Canada e Swiss National Bank) hanno reso permanenti gli accordi swap di dollari che evitarono non pochi problemi di liquidità all’Europa nel 2011. Evidentemente il ritorno alla normalità non è dietro l’angolo oppure certi picchi di volatilità costituiranno la norma in un mondo in cui il dollaro fatica a mantenere il suo ruolo di valuta globale.

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