I rischi per il nostro sistema bancario esistono e il fatto che altri paesi abbiano situazioni più deboli non deve indurre ad una loro sottovalutazione. E’ bene non dimenticare Cipro, Bankia e SNS Bank, parlando dei casi più clamorosi, soprattutto quando si parla di evoluzione dell’Area Euro con annessa unione bancaria. I passi avanti ci sono stati ma le concretizzazioni sono ancora poche per considerare acquisita la solidità della moneta unica.
L’unione bancaria dell’area Euro si potrà attuare solo se i diversi paesi affronteranno un reale “risanamento” dei rispettivi sistemi. A questo proposito è bene sapere che il modello di ristrutturazione preferenzialmente prescelto a livello europeo prevede, ora, il primario coinvolgimento dei privati. Ciò vuol dire che saranno possibili casi di c.d. bail-in in cui azionisti, obbligazionisti e persino i depositanti potrebbero essere chiamati a “contribuire” al risanamento della banca che dovesse scoprirsi in difficoltà. Il coinvolgimento dei privati è compatibile, e per certi versi inevitabile, visti i pochi margini di ulteriore indebitamento statale e le limitate risorse destinate a vari fondi salva Stati. L’errore di credere tutto ciò superato potrebbe costare caro.
A differenza di quelle americane, le banche europee non hanno ancora provveduto a sbarazzarsi completamente degli assets tossici in loro possesso. Il c.d. develeraging non è mai stato realmente compiuto. Occorre considerare poi che le autorità di controllo continuano a valutare poco rischiosi attivi di bilancio che alla fine forse così tranquilli non sono (titoli di stato?). Banche in apparenza sicure potrebbero, in particolari scenari di mercato non improbabili, trovarsi in seria difficoltà perché scarsamente patrimonializzate (diffidare insomma della “ponderazione” del rischio alla base dei criteri patrimoniali previsti dai diversi accordi di Basilea non guasta; in proposito volendo approfondire: 1,2,3).

Sovrapponete a quanto scritto uno scenario di tassi in aumento in un contesto di sovra-indebitamento globale e capirete perché è probabilmente imprudente considerare l’attuale situazione europea “tranquilla” oppure considerare superati i problemi dell’area Euro (ancora divisa nei dati macro fra un nucleo centrale relativamente “sano” e una periferia in costante “aggiustamento strutturale”). Non per nulla nell’ultimo G20 in Russia gli elementi rimarcati come challenges globali riguardanti l’Europa sono stati la sua fragmentation finanziaria e la decisive implementation dell’unione bancaria.
A titolo di esempio si può così osservare come i tassi decennali sui titoli portoghesi siano passati dal 5.2% di maggio a circa il 7% di questi giorni oppure come anche quelli greci siano passati dal 8.2% di maggio a circa il 10% di oggi. Può questo essere privo di conseguenze? Sì ma solo se il rialzo dei tassi sarà temporaneo altrimenti…

Evidenziamo alcuni articoli (in calce al post) che raccontano le difficoltà vissute dal gruppo Banca Marche (e dai suoi investitori-depositanti?), un gruppo da 19 mld di raccolta e 300 sportelli… non propriamente un bruscoletto. Causa? Principalmente crediti deteriorati legati al settore immobiliare. Il problema comune a molte banche delle sofferenze sui prestiti (secondo dati Bankitalia, a livello sistema, sono calcolate in circa 138 mld), in un contesto in cui gli altri attivi bancari sono per lo più titoli di stato italiani (gli ultimi dati parlano di 400 mld di titoli nelle disponibilità delle banche), non deve essere in alcun modo minimizzato. Le due situazioni (sofferenze e BTP) costituiscono infatti la base della attuale fragilità finanziaria del sistema bancario italiano.
E’ di questi giorni la notizia che il piano di ristrutturazione di MPS richiederà ulteriori sforzi (2.5 mld) per essere considerato sostenibile. La nazionalizzazione, a leggere i giornali, sembra inevitabile ma contrasta con gli attuali indirizzi europei e quindi la soluzione richiederà, probabilmente, un coinvolgimento più rilevante dei privati (siano essi azionisti, obbligazionisti o depositanti). I dubbi europei erano già emersi in luglio (vedi e anche) e gli attuali sviluppi (vedi) dimostrano che l’Europa preferirebbe un coinvolgimento statale il più possibile residuale.
Si profilano nubi anche per Carige, emersa già in passato come realtà problematica.

Citazioni finali: (dal Corriere)
Roma, 10 set – Malgrado la lunga recessione e la crisi dei debiti sovrani le banche italiane hanno mostrato finora “una buona capacita’ di resistenza” anche se “serie difficolta’ colpiscono ora un gruppo di istituti di medie e piccole dimensioni”. Lo afferma il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenendo a un convegno al ministero degli Esteri. Questa banche, aggiunge Visco, sono state colpite in modo “particolarmente duro” dalla crisi grazie tra l’altro “alla minore diversificazione dei rischi e dei ricavi”. Ulteriori problemi sono stati a volte sollevati dalla “proprieta’ debole” e dalle “strutture di governo societario”, che possono aver complicato “il rafforzamento patrimoniale e l’adattamento dei modelli di business”.

Bruxelles, 11 set. (Adnkronos) – “Quello che possiamo e dobbiamo fare e’ completare l’unione bancaria” per uscire dalla crisi economica e garantire la stabilita’ del sistema finanziario. Lo ha detto il presidente della Commissione europea, Jose’ Manuel Barroso, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione all’europarlamento. “La nostra attenzione si deve rivolgere al meccanismo unico di risoluzione bancaria, per fare in modo che i contribuenti non siano i primi a pagare le crisi bancarie e riportare il credito all’economia e alle pmi”.

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