I mercati hanno paura ad intraprendere la exit strategy. Gli scossoni estivi sui mercati emergenti confermano le paure (le pressioni?). Molti preferirebbero, contro ogni ragionevolezza, che le manovre ultra-espansive non abbiano fine… anzi si cerca di allargare il perimetro delle Banche Centrali che le utilizzano. Per questo… Abenomics per tutti!
Buoni dati economici in Cina su esportazioni e produzione hanno riportato un po’ di fiducia sulla possibilità per l’economia del Dragone di rispettare l’obiettivo del 7.5% di crescita e, in senso più ampio, sulla crescita globale. Si sorvola sul fatto che questo “rilancio” sulla crescita è stato probabilmente ottenuto con un’inversione di condotta da parte della Banca Centrale cinese. Visti gli scossoni patiti dallo Shibor (vedi), causa un accenno di manovra restrittiva, le autorità monetarie cinesi hanno ritenuto più saggio alimentare ulteriormente la crescita di credito iniettando liquidità nel sistema (la significativa crescita dell’offerta di moneta espressa dall’aggregato M2 di agosto va in questa direzione).
In attesa dell’incontro FED, i mercati festeggiano l’uscita di scena di Summers dalla corsa alla sostituzione di Bernanke. Temendo una exit strategy più aggressiva, gli indici azionari sono saliti sperando nella nomina di un Governatore “colomba” ossia più favorevole ad un mantenimento della politica di quantitative easing (QE). Vana speranza o illusione sostenibile?
Difficile valutare come decisivo il discorso sulla quantità di riduzione degli acquisti mensili effettuati dalla FED (10-15 mld). La vera questione è se si porrà sostanzialmente fine all’utilizzo del QE come strumento di sostegno dei mercati. Occorre cioè comprendere se la fase di tassi eccezionalmente bassi va a concludersi e se, in subordine, lo fa perché la ripresa economica c’è ed è sostenibile oppure perché gli effetti collaterali prodotti dall’abuso di manovre ultra-espansive lo consigliano.
Passata la FED gli Stati Uniti dovranno anche tornare a parlare di tetto del debito. Le manovre che ne hanno ridotto l’impatto vanno esaurendo i loro effetti e si prevede che per metà ottobre si dovrà affrontare il problema del limite autoimposto all’emissione di nuovo debito fissato dagli Stati Uniti. Se ci si pone un limite almeno qualche valutazione di sostenibilità la si dovrebbe voler fare.
A titolo di promemoria…  dal 2008 ad oggi l’ammontare dei debiti (pubblici e privati) in capo ai paesi appartenenti al G7 è solo aumentato e lo ha fatto più velocemente della crescita del PIL complessivo. In pratica i debiti dei paesi G7 pesano per il 440% del PIL che insieme rappresentano. Non male per paesi che sembrano voler incoraggiare l’ulteriore accumulo di debiti.
Far rotolare il barattolo sarà ancora la soluzione giusta… e poi… siamo proprio sicuri che sia un barattolo e non una palla di neve?

Portogallo: oggi il tasso di riferimento dei titoli di stato decennali si è avvicinato molto al 7.5%, in parte a causa di una sentenza della Corte Costituzionale che nei giorni scorsi ha bocciato delle misure anti-deficit del Governo portoghese. Un Governo per altro già in affanno da tempo…  Il tasso era al 5.2% a maggio.

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