Il tram è partito. Il rialzo dei tassi sui principali titoli di debito pubblico si va consolidando a livello globale. Un rialzo che sancisce probabilmente la fine dei quantitative easing (QE) o, meglio, conferma il venir meno dell’efficacia di ulteriori QE, almeno per come sono stati costruiti e attuati sino ad oggi. Se una manovra di quantitative easing non riesce a ridurre i tassi o almeno a tenerli fermi è chiaro che risulta inefficace, inutile. Questa è la situazione attuale.
Il movimento al ribasso dei metalli preziosi sembra confermare il fatto che i mercati considerino le politiche di quantitative easing prossime alle fine. Un forte ribasso dell’oro non avviene mai per caso e mai in solitudine, è normalmente uno degli effetti di un movimento di mercato più ampio. Se l’intensità della caduta dei prezzi dei metalli preziosi è indicativa della volatilità che ci si deve aspettare dai mercati (privati dei loro QE)… è bene prepararsi a scossoni. Forse anche quanto è già avvenuto sui mercati emergenti (forte calo dei mercati obbligazionari ed azionari in un breve lasso di tempo) rientra nella casistica degli effetti collaterali del quantitative easing.
Negli ultimi giorni i mercati hanno recuperato un po’ quota beneficiando dell’assestarsi dei tassi leggermente sotto i loro massimi. Una pausa o la fine della correzione? Difficile dirlo. Quanto sta accadendo richiede tempo per compiersi in modo ordinato e determinerà degli effetti economici che hanno a loro volta necessità di altro tempo per produrre effetti. Come anticipato in precedenti post (vedi), tassi d’interesse in crescita implicano più oneri per i debitori e più tensioni sul grado di solvibilità di molti di essi (nel pubblico e nel privato). Si veda, ad esempio, quanto sta accadendo in Danimarca (articolo Sole24ore).
Il tram comunque è partito e questa è probabilmente solo la prima fermata. I tassi sono tornati ai livelli precedenti il settembre 2012, ossia prima del QE infinity americano, della Abenomics e di altri tagli dei tassi in altri n paesi (compresa l’area Euro). Quale efficacia attribuire di conseguenza a queste politiche attuate da Governi e Banche Centrali?
Solo dei dati economici veramente buoni potranno mitigare gli effetti negativi del rialzo dei tassi in modo “sano”, altrimenti non resterà che insistere nelle manovre di quantitative easing. Ma, affinché siano ancora credibili, cosa si dovranno “inventare” le Banche Centrali per riportare i tassi verso il basso o, per lo meno, fermarli? Su quali “emergenze” giustificheranno le ulteriori misure tampone? Difficile pensare ad ulteriori manovre senza il coinvolgimento attivo di Cina ed Europa.

Gli Eurogruppo-Ecofin di fine giugno hanno definito alcuni passi avanti nel processo di convergenza ma non si è trattato di nulla di decisivo.
Sul nuovo meccanismo di fallimento “ordinato” delle banche mi permetto di sorvolare perché, aldilà di un’impostazione molto generale, il tutto entrerà in vigore, se approvato, nel… 2018!. Viene comunque confermato il principio del bail-in, in base al quale d’ora in poi tutti possono essere chiamati a partecipare ai salvataggi, compresi i depositanti (fatto salvo il limite inferiore di 100 mila euro).
L’Irlanda è già in fila per utilizzare i 60 mld del fondo ESM destinati alle ricapitalizzazioni bancarie anche pregresse, valutate però “caso per caso”. Le necessità irlandesi si aggirano intorno ai 30 mld. Qualunque importo riesca a spuntare il governo irlandese le risorse destinate al fondo ESM sembrano insufficienti ad assorbire eventuali shock finanziari che dovessero colpire banche di grosse dimensioni a livello europeo. Occorre poi ricordare che il fondo ESM può erogare solo se esiste ed è operativo un Meccanismo di Vigilanza Unico (MVU): condizione al momento non soddisfatta. Il MVU per essere efficace, a sua volta, prevede un meccanismo di risoluzione unico definito ed approvato da tutti i paesi membri (per ora però esiste solo un “quadro” generale). In sintesi per il 2013, salvo emergenze, non si prevede diventi efficace nulla. (per approfondire)

La Grecia è temporaneamente rientrata nei ranghi dopo un rapido rimpasto di governo e sta trattando per l’ennesima volta con la Troika le ennesime misure utili ad evitare ulteriori ristrutturazioni dei debiti.
Il Portogallo entra invece in una crisi politica dagli esiti incerti.
L’Europa si ostina a non riconoscere l’importanza e la profondità dei suoi problemi.

Materie prime molto deboli e petrolio, per converso (o assurdo), relativamente “caro”. Questo accade nonostante la “rivoluzione” shale oil, tassi di crescita deboli, etc… e l’Egitto da solo non spiega certi livelli di prezzo.

In Cina rientra, per il momento, il timore di una crisi di liquidità imminente grazie a rassicurazioni della Banca Centrale cinese. L’indice di Shanghai fatica a tenere i 2 mila punti anche perché gli ultimi indicatori economici non glielo consentivano.

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