In base ai dati diffusi oggi da Bankitalia il debito pubblico italiano ha fatto un balzo di 33 mld in un mese, quasi 100 mld in più in un anno (+5% rispetto a maggio 2012). Il nuovo livello è 2.074 mld. Con un fiscal compact che incombe non è una buona notizia per le possibilità di ripresa dell’Italia. L’obiettivo del 60% del rapporto debito/Pil si allontana ed aumenta l’eventuale onere necessario a riportarci su un percorso di riavvicinamento a detto limite. Essersi impegnati al pareggio strutturale di bilancio e alla riduzione di 1/20 dell’eccedenza del debito oltre il 60% è stato coraggioso e necessario ma attualmente rappresenta più che altro una promessa vuota, priva di contenuti definiti.

Quali forme d’intervento l’Italia o la Troika (eventuale) sceglieranno per riportare un deficit/Pil che viaggia allegramente intorno al 130% almeno verso un rapporto paritario con il Pil? Mantenere un deficit pubblico al 2-3% non è una risposta perché il nostro Pil si va indebolendo progressivamente e le manovre sin qui adottate hanno accentuato questa tendenza. Sperare nella ripartenza della crescita non è una risposta perché le economie “avanzate” si dovranno abituare a tassi di crescita comunque contenuti. Favoleggiare su fondi separati e privatizzazioni varie non è una risposta perché vi è troppa incertezza sulle effettive possibilità di ricavo e perché si rischia di far percepire un indebolimento delle garanzie a supporto del debito già esistente.

Chi paga il necessario “adeguamento” e come? Solo un progetto chiaro in proposito può far ricadere qualsiasi valutazione sulla sostenibilità del debito pubblico italiano nel campo della ragionevolezza piuttosto che in quello delle mere espressioni di fede.

Questo dato si inserisce un contesto già in deterioramento. Si può così considerare che i quattro Governi dei paesi Pigs (esclusa l’Irlanda) sono in bilico e tutti hanno dovuto ormai sopportare anni di recessione. Senza contare i dubbi non fugati in merito al proseguimento delle politiche di quantitative easing che hanno si qui sostenuto i mercati. La prospettiva della fine dei tassi d’interesse forzatamente bassi complicherebbe ulteriormente ogni scenario.
In fine è bene non dimenticare il “circolo vizioso fra banche e debito sovrano” e le implicazioni che questo ha.

Qualche link utile: il Supplemento di Bankitalia e il fiscal compact

 

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