Mah… a parte il titolo suggestivo il libro di Crouch in oggetto non è particolarmente “spesso”, nel senso che probabilmente sarebbe bastato un articolo corposo per contenerne le idee principali. Il pregio principale del libro è quello di aiutare ad approfondire una riflessione critica sui dogmi del libero mercato, del neoliberismo.
In fondo non è capitato spesso di leggere frasi come:
“Ci viene detto che sul mercato è sempre e solo questione di scelta individuale, ma, come abbiamo visto, il neoliberismo di Chicago ha ridefinito tale scelta in modo da farla coincidere spesso, de facto, con ciò che è più gradito alle grandi imprese”.

Ragionamento che porta alla critica delle classi politiche corrotte e gestite da lobbies interessate e alla constatazione del degrado delle democrazie nazionali ai tempi della globalizzazione.  Perché solo chi ha le risorse può avere influenza e i “giganti” di risorse ne hanno e si adoperano per conservarle proprio gestendo e smontando progressivamente lo Stato.
Quindi Crouch coglie molte criticità ma non riesce ad andare molto oltre. Così, per esempio, non valorizza adeguatamente le dinamiche della globalizzazione neoliberista che sono ormai un passo avanti all’analisi “statunitense” dell’autore. Non riesce ad essere propositivo.
In pratica il libro è in parte vecchio, pur essendo del 2011, nei contenuti ma ha il vantaggio di metterli a disposizione di un auditorio più ampio, meno ghettizzato.

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