Dimentichi di Cipro i metalli preziosi hanno significativamente stornato dai livelli massimi di prezzo. In due giorni la perdita nei prezzi dell’oro è andata ad oltre il 10%. Un calo sproporzionato, intempestivo e realizzato in buona parte mediante l’utilizzo massiccio di derivati.
Un calo anomalo in un contesto in cui l’offerta di “carta” è progressivamente aumentata. Un movimento contraddittorio in un momento in cui i beni reali dovrebbero aumentare la loro importanza relativa, considerando le molte manovre di quantitative easing in atto. Le aspettative d’inflazione sono, almeno per il breve, ai minimi da un po’… quindi possono spiegare solo in parte il calo degli ultimi mesi, men che meno quello dei giorni scorsi.

Il forte calo dei metalli preziosi è coerente con le intenzioni delle politiche delle Banche Centrali che stanno spingendo gli investitori verso un aumento della propensione al rischio, risultato che si può ottenere anche destabilizzando i beni rifugio. Strano poi che la discesa abbia accelerato proprio in corrispondenza dell’attuazione delle politiche ultra espansive del Giappone (inattese almeno sino a dicembre 2012).
Con tutta la liquidità in circolazione (nei mercati finanziari) certi movimenti speculativi non devono sorprendere e non devono far dimenticare la fondatezza di certe valutazioni di mediolungo termine. Il movimento brusco dell’oro (per entità e tempi) non fa ben sperare per gli squilibri che rischia di far emergere nei mercati. Non fa ben sperare neanche che il calo dei metalli preziosi sia avvenuto in concomitanza con il calo di altre materie prime (rame, petrolio, cotone, mais…) anche in seguito al brutto dato del Pil cinese (7.7% contro un 8% atteso).

Dopo Cipro è bene tornare a guardare quanto accade in Grecia. La Troika ha richiesto ulteriori provvedimenti soprattutto dal punto di vista degli assetti della pubblica amministrazione (licenziamenti, razionalizzazioni, maggior lotta alla corruzione e all’evasione fiscale,…) raggiungendo, nel fine settimana, un accordo ancora tutto da valutare con il Governo greco. Un Governo sempre più incerto con un’opposizione sempre più critica verso l’Euro e non solo verso il memorandum. I dati sulla disoccupazione non aiutano: 27.2%; l’aumento in un mese è del 1.5%.
Tutte ancora da capire le conseguenze della ristrutturazione cipriota sul sistema bancario greco. Ci sono ancora molte banche greche che utilizzano le risorse d’emergenza della BCE e indirettamente del fondo ESM in attesa di una ripatrimonializzazione privata…
Intanto il conto a Cipro sembra essere salito a 23 mld…
Intanto il Portogallo ha congelato la spesa pubblica in attesa di rinegoziare con la Troika alcune misure compensative in sostituzione di quelle cassate dalla sua Corte Costituzionale.
Intanto oggi, per l’ennesima volta, il FMI ha ridotto le aspettative sulla crescita globale.

L’Eurogruppo di Dublino ha deciso di concedere delle deroghe temporali a Portogallo e Irlanda; ha confermato poi di aver l’intenzione di erogare a Cipro i 10 mld promessi ma nulla di più (anzi 9 perché uno dovrebbe arrivare dal FMI che dovrebbe decidere in maggio). Non vi è altra dichiarazione formale. Secondo il Sole24ore: «I ministri – ha spiegato ieri il ministro delle Finanze irlandese Michael Noonan – si sono messi d’accordo per firmare una dichiarazione in cui prendono l’impegno a concludere rapidamente il negoziato sulla nascita di una unione bancaria e in particolare sulla vigilanza unica».
Con le sue divisioni politiche e strutturali e con una BCE “a mezzo servizio”, l’Europa rimane il punto “rigido” del sistema globale. Quando le tensioni sui mercati finanziari aumentano, finiscono inevitabilmente per scaricarsi sulle rigidità europee rischiando di portarle al punto di rottura. Le due forze principali che giocano a sfavore dell’area Euro sono le politiche tese a svalutare le monete di molti paesi (mentre l’Euro può solo rivalutarsi) e la potenza delle forze centrifughe in azione fra paesi core-Euro e periferia che affossano progressivamente i cd Pigs (il cui elenco è sempre più lungo).

In Giappone la Banca Centrale, grazie all’arrivo del nuovo Governatore, ha deciso di raddoppiare nel giro di due anni la sua base monetaria. Ciò avverrà acquistando sui mercati sia titoli di debito statale sia altri assets anche più rischiosi. Praticamente un fondo comune autofinanziato. L’obiettivo dichiarato è svalutare lo Yen e rilanciare l’economia. In proporzione, la decisione della Banca Centrale giapponese è molto più incisiva di quella attualmente in atto negli Stati Uniti. Un meccanismo di azioni e reazioni pericoloso.
Il gioco del Giappone può funzionare solo se i presunti effetti positivi che l’azione può generare si evidenzino presto riuscendo a far ripartire fiducia e consumi prima che si producano gli inevitabili effetti negativi di una politica così “aggressiva”. In questo senso la volatilità di questi giorni sui tassi dei titoli governativi giapponesi dovrebbe far riflettere…
La manovra giapponese ha portato l’Euro a rivalutarsi nei confronti di numerose valute, nonostante Cipro. Le tensioni valutarie competitive sono sempre alte…

I paesi Brics procedono nella loro intenzione di creare una World Bank dei paesi in via di sviluppo. Un altro segno del cambio paradigmatico che colpisce il sistema Bretton Woods.
Da questa settimana inizierà la convertibilità diretta fra renminbi e dollaro australiano. La Cina è il principale partner commerciale dell’Australia e acquista più di un quarto delle esportazioni del paese, principalmente sotto forma di risorse naturali. Un’evoluzione naturale che si inserisce in un contesto di progressiva perdita di “peso” del dollaro statunitense a favore del renminbi.

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