I mercati azionari (S&P, DJ, Nikkei, Dax…) sono prossimi o hanno raggiunto nuovi massimi. Elezioni italiane, sequester USA, continue riduzioni nelle attese di crescita, bolla immobiliare cinese, continue svalutazioni bancarie, guerre valutarie,… tutto annega nel quantitative easing, tutto passa perché tanto le Banche Centrali comprano stampando moneta. Può la creazione di una bolla sui mercati azionari salvarci dalla crisi generata dallo scoppio di altre bolle?
La riunione mensile dell’Eurogruppo si è chiuso con un complessivo rimando decisionale. Si sono approfondite le materie controverse (Cipro, ricapitalizzazione delle banche, Italia) ma di fatto non si è deciso quasi nulla. In merito a Cipro rimangono in sospeso le questioni relative alle norme antiriciclaggio e all’eventuale coinvolgimento degli obbligazionisti e depositanti.
Nel complesso delle politiche europee si rafforza la tendenza ad “allentare” le politiche di rigore (lasciando accumulare i debiti). Si possono leggere in questo senso anche le richieste di allungamento delle scadenze dei rispettivi prestiti di Irlanda e Portogallo (richieste proroghe fino a 15 anni).
Lo strumento delle svalutazioni interne (riduzione del costo del lavoro e del potere d’acquisto) sembra ancora reggere e consentire ai paesi Pigs di recuperare competitività esterna (e quindi aumentare le esportazioni) anche se gli oneri dei conseguenti effetti recessivi delle manovre di aggiustamento sembrano particolarmente severi. In particolare pesano i costi politici che questi aggiustamenti creano; il risultato elettorale italiano ne è una prova.
Draghi ieri ha lasciato i tassi invariati e ha ritoccato nuovamente al ribasso le attese sulla crescita economica (ora attesa non prima del 2013 “inoltrato”).

Oltre alla questione del sequester gli Usa vanno menzionati per alcuni dati di rilievo. I redditi personali degli americani sono scesi del 3.6% nell’ultimo dato mensile pubblicato e anche la propensione al risparmio è tornata ai bassi livelli del 2007, in un contesto di consumi deboli e tassi bassi.
L’unico vero dato buono del 2012 per gli USA è stato il boom del fracking (sfruttamento delle scisti per produrre petrolio e gas naturale) che qualche centinaio di migliaia di posti di lavoro ha prodotto. Il fracking rappresenta anche un vantaggio competitivo rispetto alla molto energeticamente dipendente Europa. Non so quanto “profondo” e duraturo sia questo nuovo boom energetico se non altro consente di allontanare problemi di concorrenza sulle materie prime che potrebbero pesare non poco in futuro.

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