Il trend positivo dei mercati ha continuato senza sosta. Nulla sembra capace di arrestare la crescita di certi indici azionari. Ora c’è Cipro e alcune certezze vacillano.
Brutto pasticcio quello del salvataggio di Cipro. L’errore è soprattutto politico e danneggia la credibilità dell’Euro. Qualsiasi sarà la soluzione è difficile non prendere atto di una zona Euro in cui continuano a coesistere troppe differenze (macroeconomiche ma anche di indirizzo politico). La scelta politica implicita nel voler imporre a Cipro il prelievo sui depositi non mi sembra lungimirante per la sopravvivenza dell’Euro. I soldi sono (o erano?) lì e hanno provato a prenderli lì, passando sopra a regole da loro stessi adottate. In fondo le domande rimangono le stesse da tre anni a questa parte… l’Europa, nel suo complesso, è disposta a pagare il prezzo politico implicito nella conservazione della sua area monetaria comune? La Germania sta scegliendo in modo darwiniano i partecipanti all’Euro o si vuole limitare ad imporre la sua egemonia?
Su Cipro poi in questo momento pesano le mosse del gioco geopolitico legato ai giacimenti di gas naturale recentemente scoperti nel Mar Mediterraneo. E’ chiaro che questo riduce le possibilità di convergenza fra gli interessi di Russia ed Europa.
La crisi di Cipro rimane aperta a tutti gli scenari e, comunque si risolva, lascerà strascichi soprattutto per l’Europa.

Many insist that any tax on deposits is theft. This is nonsense. Banks are not vaults. They are thinly capitalised asset managers that make a promise – to return depositors’ money on demand and at par – that cannot always be kept without the assistance of a solvent state. Anybody who lends to banks has to understand that. It is inconceivable that banking – a risk-taking financial business – can operate without exposure to loss of at least some classes of lenders. Otherwise, bank debt is government debt. No private business can be allowed to gamble with taxpayers’ money in this way. That is evident.
(M. Wolf – FT – The big trouble from little Cyprus – 19/03/13)

Si sono arenate anche le trattative fra Troika e Grecia in merito all’erogazione della periodica tranche di aiuti. Servono altre misure di aggiustamento ma le resistenze greche sono forti e giustificate dagli inevitabili effetti recessivi che gli “aggiustamenti” richiesti provocherebbero. Se ne riparla ad aprile.
Produzione industriale francese a -1.2% in gennaio (su base annua -3.5%), peggio delle attese. Previsione governativa del deficit francese per il 2013 è stata aumentata al 3.7% del Pil. Non aggiungo altri dati europei non entusiasmanti…
Anche in merito alle esportazioni dei paesi Pigs, le interpretazioni sono discordanti. Come detto altre volte non ritengo comunque dei buoni dati sulle esportazioni sufficienti a compensare la distruzione progressiva della domanda interna europea.
Il Parlamento Europeo ha respinto l’accordo al ribasso raggiunto sul bilancio pluriennale della UE.
Da segnalare la proposta di Mediobanca in favore della costituzione di una bad bank italiana. In effetti, le sofferenze bancarie sono in costante crescita (hanno raggiunto i 126 mld dai 56 mld del 2009). D’altra parte i dati economici generali parlano chiaro e un simile scenario rischia di intrecciarsi con possibili interventi del fondo ESM per l’Italia.
Il peso dei titoli di stato sul totale dei titoli di debito detenuti dai residenti italiani (banche, assicurazioni, famiglie,…) era pari al 36,5% nel primo trimestre del 2010 mentre è salito al 45% nel quarto trimestre del 2012.
Il differenziale Spagna-Italia si attesta attualmente intorno ai 30 punti; era nell’intervallo 70-80 punti ad inizio anno. Probabilmente i mercati ritengono Spagna e Italia legate ormai da un comune destino: la richiesta da parte di uno dei due paesi del supporto della BCE porterebbe al coinvolgimento anche dell’altro (più o meno volontario).

In Cina, dopo qualche segnale di stabilizzazione, hanno ricominciato ad emergere le difficoltà nel sostenere i ritmi di crescita degli anni passati. E’ bene sottolineare che, visto il peso dell’economia cinese, è sufficiente un suo rallentamento per determinare una frenata a livello globale. La questione quindi è se il rallentamento si trasforma da soft a brusco. Sono poi aumentati i timori della Banca Centrale cinese su possibili accelerazioni inflazionistiche.
Il Pil cinese è costituito per il 42% da investimenti. Una scelta politica che ha finito per alimentare in parte la bolla immobiliare di cui sta soffrendo l’economia cinese. E’ chiaro che se i consumi interni non decolleranno simili livelli di investimenti non sono sostenibili e il loro scemare prima o poi potrebbe pesare sul Pil. Questa considerazione potrebbe portare ad una politica che disincentivi l’eccesso di investimenti (anche tramite una politica monetaria più restrittiva). Per alimentare una crescita sostenuta dei consumi interni potrebbe essere più utile ora costruire un sistema di welfare che la incentivi.

Buon risultato sulle vendite al dettaglio USA. Il mercato del lavoro rimane sofferente nonostante i buoni dati recentemente pubblicati. La Fed ha leggermente ritoccato al ribasso le aspettative sulla crescita per il 2013 e confermato la sua politica di QE-infinity.
I dati “buoni” dell’economia americani risultano tali in buona parte a causa dei pessimi dati provenienti da altre economie. I mercati mi sembrano sopravvalutare la capacità degli USA di tornare a fare da locomotiva per l’economia mondiale o almeno di essere in grado di dare un contributo forte in questo senso.
Dati USA “buoni” significano anche maggior probabilità di inizio dell’inevitabile exit strategy in un contesto in cui i conti pubblici americani non possono propriamente definirsi “sotto controllo”.

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