E se i mercati fossero, come teme Draghi, in bolla e le elezioni italiane l’ago che buca il palloncino? Le incertezze italiane potrebbero determinare un effetto “contagio” su altri mercati e riaprire ferite non rimarginate completamente? Per il momento l’effetto delle elezioni è abbastanza contenuto e continua a funzionare il sostegno dell’enorme liquidità immessa sui mercati. Per il momento.
Sicuramente l’Italia ora è sub judice di possibili downgrade che sono ora più probabili. Si potrebbe innescare nuovamente il circolo vizioso “calo dei Btp-calo delle banche”. L’esistenza dello Scudo della BCE sta avendo un effetto contenitivo sia sullo spread che sulle nuove aste di titoli di stato (anche se i tassi sono comunque subito saliti). E’ bene ricordare che la BCE ha già nel suo portafoglio 100 mld di titoli di stato italiani. Inoltre l’intervento della BCE avrebbe il non trascurabile costo dell’intervento della Troika…
Le previsioni della Commissione Europea su deficit e Pil non sono state entusiasmanti, in linea con il FMI, e hanno evidenziato un generalizzato abbassamento delle aspettative rispetto a quanto previsto ad ottobre 2012.
Si noti anche che la Francia ha un deficit ancora del 4.6% nel 2012 e nei prossimi due anni le previsioni registrano livelli superiori al 3%; il suo Debito/Pil viaggia ormai oltre il 90%. Visti i dati sui consumi (a gennaio -0.8% contro un attesa di -0.3%) e la necessità di manovre correttive, la Francia ha di fronte a sé l’immane compito di evitare il circolo vizioso risanamento-recessione che ha colpito i Pigs.
Il debito pubblico spagnolo raggiunge la cifra record di 882,3 mld di Euro a fine 2012. In un solo anno è aumentato di 146 mld (circa 14 punti di Pil) un incremento peggiore di quello già consistente avvenuto nel 2009. In termini di Pil il debito arriva al 85% contro il 36% del 2007. Il deficit della Spagna si è chiuso per il 2012 al 10,2% e per il 2013 l’obiettivo é posto al 6%. La Spagna chiude il 2012 con un -1.4% di Pil.
Non aiuta lo scandalo di fondi neri del Partito Popolare al Governo (caso Barcenas).
A Cipro è stato eletto un Presidente pro-Euro e vedremo il piano che verrà proposto per risolvere una questione che di per sé dovrebbe essere gestibile.
I dati sulle esportazioni in Europa continuano ad andare bene in parte perché si riferiscono ancora al 2012 quando l’Euro era più deprezzato.

Negli USA continuano a evidenziare dati economici contrastanti: così a buoni dati sull’immobiliare (finalmente anche sulle nuove case) si contrappongono dati non entusiasmanti sugli ordini di beni durevoli, sui consumi e sull’occupazione.
Il debito pubblico USA viaggia verso il 110% del Pil; ciò nonostante è difficile valutare le reali possibilità di accordo politico sulle inevitabili riduzioni da apportare al complesso della spesa pubblica. Scelte che comunque avranno effetti anche sui mercati finanziari; forse per questo Bernanke ha dovuto “rassicurare” i mercati confermando che non vi è alcuna intenzione di attuare alcuna exit strategy.

Kuroda dovrebbe essere il prossimo Governatore della BoJ. L’interpretazione prevalente suggerisce che sia stato scelto per la sua disponibilità a sostenere le politiche espansive del Governo Abe.
La Cina preoccupata dei rischi di una bolla immobiliare (i prezzi non sembrano essersi raffreddati più di tanto) ha frenato un po’ in quanto a misure espansive ritirando liquidità dal sistema.
La Russia spera di ridurre i tassi ed accodarsi alle globali politiche di allentamento monetario; sino ad ora ciò non è stato possibile a causa di un’inflazione inaspettatamente alta (intorno al 7%).
Il G20 di Mosca è passato lasciando il nulla dietro di sé. Chi vorrà utilizzare il cambio come strumento per esportare disoccupazione o per recuperare sulle esportazioni potrà farlo.
Le svalutazioni valutarie avvantaggiano inizialmente i paesi a bassa inflazione (Giappone) rispetto a quelli a inflazione medio-alta (Russia, Cina, Brasile…). Gli effetti nel medio termine sono molto più imprevedibili.
Moody’s ha declassato il rating del Regno Unito a Aa1. Evento storico o storia passata?
Deficit a 7.4% e Debito/Pil al 95% per il 2013.

Il punto di vista della principale agenzia di rating cinese: (da leggere)

Piaciuto l’articolo? Condividilo!